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I sistemi bancari italiano e tedesco “hanno in comune il forte radicamento sul territorio, attraverso la presenza di una pluralità di piccole banche”. Il sistema tedesco appare “tuttavia maggiormente disperso rispetto a quello italiano (il numero di banche è circa triplo), anche per via della presenza delle “Sparkassen”, piccolissimi istituti di credito legati alle amministrazioni locali” afferma durante la nostra intervista Pietro Benassi, Ambasciatore d’Italia a Belino.

Questo fenomeno porta ad osservare un’altra notevole differenza: “il sistema bancario tedesco è per oltre un terzo di proprietà pubblica”. Peraltro “ricordo che all’indomani della crisi finanziaria, la Germania ha messo sul tavolo oltre 200 miliardi di euro per la messa in sicurezza del proprio sistema bancario danneggiato dalla crisi, mentre l’Italia solo 4 miliardi, anche perchè nel nostro Paese la necessità di intervenire a sostegno di talune banche in difficoltà è emersa solo più tardi”.

 

(Intervista pubblicata nell’edizione cartacea/digitale di Tribuna Economica il 24 aprile 2017)

 

Ambasciatore Benassi, 60° anniversario dei Trattati di Roma. Italia e Germania fondamentali per l’Europa di ieri e di oggi…

Italia e Germania, come Paesi fondatori, continuano a svolgere un ruolo propositivo e propulsivo per il processo di integrazione europea. Nell’attuale contesto internazionale caratterizzato da sfide epocali, dalle migrazioni alla necessità di rilanciare le economie europee e l’occupazione, dalle crisi regionali alle porte dell’Europa alla definizione di un nuovo equilibrio internazionale, è fondamentale il ruolo che può svolgere un’Unione Europea coesa in cui ogni Stato membro

può e deve fare la sua parte.

In questa prospettiva assume particolare significato politico la firma da parte di tutti i ventisette Capi di Stato e di Governo della Dichiarazione di Roma, in occasione delle celebrazioni del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Una Dichiarazione che, pur tenendo conto delle diverse sensibilità dei singoli Stati membri, ambisce a ridare slancio al processo di integrazione e a definire una visione comune e condivisa alla quale ispirare l’azione dell’Unione nel prossimo decennio.

 

Che cosa è cambiato dai fondatori ad oggi?... il futuro?

E’ cambiato il mondo! Sono cambiati gli equilibri internazionali, l’economia e la finanza hanno subito profonde trasformazioni che si sono riflesse sui mercati del lavoro. Sono emerse nuove sfide globali come il terrorismo internazionale, i cambiamenti climatici e i flussi migratori di massa.

Queste sfide riaffermano con forza l’attualità del progetto europeo e la necessità di dotare l’UE degli strumenti per gestire, anziché subire, queste trasformazioni. La Dichiarazione di Roma indica il percorso verso un’Unione più forte che si articola intorno a quattro assi principali: un’Unione che garantisca la sicurezza di tutti i cittadini in uno spazio senza frontiere, generi crescita e occupazione, favorisca il progresso sociale dei propri cittadini e, infine, si presenti più forte sulla scena mondiale capace di promuovere pace e stabilità nel proprio vicinato e a livello globale.

Nei prossimi mesi si definiranno le modalità concrete attraverso le quali raggiungere questi obiettivi, anche sulla base delle proposte che presenterà la Commissione dopo il suo Libro Bianco sul futuro dell’Unione e in coerenza con la Dichiarazione di Roma.

 

Quali sono i contributi di Italia e Germania al funzionamento della macchina europea?

Italia e Germania condividono la visione di un’Unione Europea forte, coesa e solidale. Negli ultimi sessant’anni, entrambe hanno fornito un costante contributo al processo di integrazione sia sotto il profilo delle iniziative e proposte volte a rafforzare l’Unione sia a livello finanziario, essendo due dei principali contributori netti al bilancio dell’Unione.

Lo si è visto, da ultimo, in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma quando entrambi i Paesi si sono impegnati per favorire l’adozione di una Dichiarazione ambiziosa e proiettata verso il futuro. Lo si vede quotidianamente nell’impegno congiunto nell’affrontare sfide epocali come la gestione delle pressioni migratorie o la lotta al terrorismo internazionale.

In un contesto caratterizzato da gravi crisi internazionali e

dalla ridefinizione degli equilibri globali, condizionato dal riemergere di tendenze populistiche e dal prossimo avvio dei negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione, Roma e Berlino avranno, nei prossimi mesi, un ruolo chiave nel promuovere un progetto europeo sufficientemente ambizioso e sostenibile, capace cioè di affrontare queste sfide e, al tempo stesso, di rispondere alle aspettative dei propri cittadini.

 

Quanto i sistemi economici di Italia e Germania sono complementari ed essenziali l’uno all’altro e all’UE?

La complementarità tra i settori produttivi di Italia e Germania è profonda e poggia su radici solide, anzitutto la comune vocazione nel manifatturiero e la rilevanza dell’industria in termini di occupazione e di contributo al PIL. Ma penso anche alla capacità – riconosciuta ai due Paesi dai partner internazionali – di realizzare sempre prodotti innovativi e ad alto valore aggiunto tecnologico. Tutti punti di forza che accomunano i due sistemi produttivi, caratterizzati anche da una comune criticità, ossia la dipendenza energetica da fonti di approvvigionamento esterne. Nel complesso, sono tutti fattori che determinano, fra Italia e Germania, una notevole convergenza di interessi sui maggiori temi economici internazionali ed europei in particolare. Una convergenza, del resto, testimoniata in concreto dall’intensità dei rapporti fra le due Confederazioni industriali: ne ho continui riscontri nei miei contatti con il mondo imprenditoriale tedesco ed italiano. Senza dubbio, buona parte dello sviluppo economico europeo è dipeso e continuerà a dipendere dall’andamento della collaborazione fra le economie di Italia e Germania.

 

Come investono i capitali italiani in Germania e viceversa?

La complementarietà fra le due economie si riflette anche nei flussi di investimento, significativi in entrambe le direzioni: si stima infatti che le imprese tedesche partecipate o controllate da capitale italiano siano oltre 2100, occupando più di 81000 dipendenti. Sul fronte inverso, gli investimenti tedeschi in Italia sono ripartiti su oltre 1800 imprese, creando circa 125000 posti di lavoro. Il grado di integrazione raggiunto dalle due economie si ritrova anche nell’ampia gamma dei settori di investimento.

Cerco di fare qualche esempio. Sul nostro mercato gli investimenti tedeschi si sono indirizzati prevalentemente verso il comparto bancario/assicurativo, l’automotive, il siderurgico, ma anche in settori meno tradizionali come

informatica, telecomunicazioni e logistica. I capitali italiani con destinazione in Germania si sono anch’essi concentrati nel settore bancario/assicurativo e in quello automobilistico, senza dimenticare l’alimentare. Ma voglio anche ricordare i più recenti, ma non per questo meno importanti, investimenti italiani nel mondo della sostenibilità ambientale, una scelta di carattere strategico per le nostre aziende di settore, visto che la Germania rappresenta uno dei mercati più avanzati al mondo per le energie rinnovabili.

 

Tribuna Economica

 

(© Riproduzione riservata)

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