CCIR

I TWEET

TRIBUNA ECONOMICA GOOGLE AMP

Tribuna Economica ha aderito al nuovo progetto tecnologico per editori, AMP di Google.

Dal 2 maggio, tutte le notizie pubblicate nell'edizione online di Tribuna Economica possono essere lette anche in Accelerated Mobile Pages.

Ambasciatore d’Italia in Repubblica Ceca dall’ottobre 2014, Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica dal 2013 e gia’ Capo del Servizio per la Stampa e la Comunicazione istituzionale, con il connesso incarico di portavoce del Ministro nel precedente incarico, Aldo Amati inizia la propria carriera diplomatica nel 1987. Durante l’intervista rilasciata a Tribuna Economica, pone l’accento sulle relazioni economiche e bilaterali, soffermandosi principalmente sulla capacita italiana di avvantaggiarsi piu’ della concorrenza della crescita dell’economia ceca: “Il balzo in avanti dell’economia locale avvantaggia l’Italia che nell’interscambio ha scavalcato Francia e Austria”.

Dopo uno straordinario picco di crescita del 4.5% nel 2015, l’economia ceca ha continuato il suo trend positivo nel 2016. “Il bilancio pubblico si e chiuso con un attivo di 61 miliardi di corone (2 miliardi di euro circa) ed il debito pubblico e calato al di sotto del 40% del Pil. L’inflazione ha raggiunto l’obiettivo stabilito dalla Banca Centrale Ceca del 2%, soprattutto per il rincaro dei prodotti agro-alimentari”.

 

(Intervista pubblicata nell’edizione cartacea di Tribuna Economica il 27 marzo 2017)

 

Ambasciatore Amati, il Paese si presenta “roseo” sotto l’aspetto economico; viceversa quali sono le lacune?

In un quadro sicuramente incoraggiante esistono preoccupazioni di medio-lungo termine circa il mercato del lavoro dove manca manodopera qualificata . In presenza di un chiaro rigetto verso immigrati di origine medio- orientale, si guarda all’Ucraina come serbatoio di manodopera da formare rapidamente per inserirla nel circuito produttivo.

La Repubblica Ceca , inoltre, continua a dipendere troppo dalle esportazioni (Germania in primis) e dal settore “automotive”, da qui la tendenza a orientarsi verso nuove produzioni e servizi. Va anche rilevata un’emorragia di enormi utili delle multinazionali presenti in Repubblica Ceca che non vengono reinvestiti nel Paese.

Esiste poi una preoccupazione diffusa tra la leadership ceca di salari che non sono ancora al livello dei salari medi dell’Europa occidentale e, nonostante cresca la produttività, vi sono ancora esitazioni verso incrementi significativi, nel timore di perdere in competitività nel mercato globale.

 

Quali sono le azioni che il Sistema Italia (Ambasciata e Camera di Commercio) promuove per accompagnare le imprese italiane in Repubblica Ceca ?

Ambasciata e Camera di Commercio hanno puntato decisamente su settori ad alto contenuto innovativo : meccatronica, farmaceutico, bio e nanotecnologia, ICT. Con l’Associazione Italiana di Automazione Meccatronica (ALDAM) abbiamo firmato un contratto di Cooperazione per il rafforzamento della collaborazione industriale tra i due Paesi nel settore dell’automazione e meccatronica per la trasformazione dei processi produttivi conosciuti come Industria 4.0.

In tale contesto sono stati organizzati numerosi eventi seguiti da B2B ( nel novembre scorso era presente anche il Sottosegretario Della Vedova) cui hanno fatto seguito nuove collaborazioni che ci hanno spinto a replicare quest’anno con iniziative come quella che si terra a Brno in Moravia alla fine di aprile. Assistiamo anche ad una decisa volontà da parte di grosse imprese di costruzioni come Astaldi, Salini Toto, Autostrade a partecipare a importanti gare infrastrutturali e con loro, attraverso una costante azione di lobby sulle autorita ceche, cerchiamo di favorire il loro accesso ad un mercato molto chiuso, ma che promette molto.

Infine definirei costante e forte l’intervento a favore di Leonardo- Finmeccanica per la vendita al Ministero della Difesa ceco di sistemi militari.

 

A proposito di Europa, qual è oggi la posizione del Paese?

Il Paese guarda con un certo timore alle elezioni in Francia e Germania. L’esito elettorale in Olanda ha fatto tirare un sospiro di sollievo ma Praga deve fare i conti su come posizionarsi. L’esito del voto britannico sull’uscita dall’Ue, le prese di posizioni del neo Presidente alla Casa Bianca, la deriva nazionalista a Varsavia e Budapest: tutto cio’ ha indotto questo governo a nuove riflessioni strategiche.

Accanto alla relazione imprescindibile con la Germania – a volte avvertita come un po’ soffocante - si cercano nuovi importanti partner a ovest e si prendono le distanze da un V4 sempre di piu ostaggio di pulsioni anti europee. Non vi e’ dubbio che il riferimento recente a un’Europa a più velocità sulla bocca dei leaders dei Paesi più grandi, ha obbligato questa leadership a una riflessione se scegliere di tenere una posizione difensiva di rigetto pregiudiziale o di assecondare l’idea cercando di far parte di diverse avanguardie. E’ evidente soprattutto il timore che non facendo parte della zona Euro, pur avendo tutti i parametri economici di Maastricht in ordine, la Repubblica Ceca venga marginalizzata dai processi decisionali che dovrebbero condurre a una progressiva integrazione delle economie più progredite. E proprio su questo sfondo di riflessione strategica si raccoglie una disponibilità ceca ad aprire un “dialogo strategico” con Roma anche in ambito UE fondato su politiche fiscali piu’ coraggiose, passi avanti sul mercato interno e cooperazioni rafforzate in tema di Sicurezza e Difesa .

 

Quindi, oltre alle già intense relazioni commerciali tra Italia e Repubblica Ceca, potrebbero verificarsi anche delle più forti relazioni bilaterali?

Si, esattamente. Tali aperture vanno verificate e confermate perche potrebbero costituire il presupposto per un salto qualitativo nelle relazioni bilaterali che potrebbe servire al nostro Paese per avere un importante alleato in un’area europea - quella centro orientale - in un momento cruciale per il destino dell’UE. Se tutto ciò induce a un certo ottimismo, vi sono peraltro alcuni punti fermi da non sottovalutare. Praga rimane uno strenuo oppositore delle quote obbligatorie per i flussi migratori e non prende posizioni assimilabili alle nostre durante le discussioni per la revisione delle regole di Dublino.

In tema di politiche migratorie questo governo e’ disponibile a mettere risorse crescenti in termini di expertise e di finanziamento di programmi con Paesi terzi (anche africani) per limitare il flusso immigratorio. In tale senso nelle ultime settimane ha aderito all’idea di comuni programmi bilaterali laddove esistono interessi strategici per entrambi i governi. In tema migratorio peraltro prevale un approccio bilaterale in presenza di un sostanziale scetticismo verso l’efficacia di interventi coordinati da Bruxelles.

 

A proposito di relazioni commerciali, a che cosa è dovuto il picco dello scambio tra i due Paesi?

Tra i vari fattori, sicuramente il più influente e stato il contributo dell’industria automotive e meccanica che pesa sul volume per 5,2 miliardi di euro (+13,9% rispetto al 2015). L’export verso l’Italia raggiunge i 6,3 miliardi di euro; viceversa, le importazioni dall’Italia sono cresciute a 5,5 miliardi di euro grazie agli acquisti di elettrodomestici e altre apparecchiature elettroniche (+19,1%), di mobilio (+14,6%), di strumenti di precisione e ricerca (+12%) e nel settore vinicolo (+11%).

 

 

Tribuna Economica

 

(© Riproduzione riservata)

EN IT