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Le relazioni tra Italia e Svezia “vivono attualmente una fase di crescente sintonia grazie alla convergenza su temi come la gestione dei flussi migratori, la politica di asilo in Europa, le misure per la crescita, l’occupazione, gli investimenti e la costruzione di un’Europa sociale” afferma durante l’intervista rilasciata a Tribuna Economica, Elena Basile, (ex, ndr) Ambasciatore d’Italia in Svezia a fine mandato. A rinsaldare le affinità “hanno contribuito le visite politiche svoltesi nell’ultimo biennio”. Italia e Svezia, infine, “hanno contribuito con visioni convergenti alla nuova Strategia Globale dell’Unione Europea. In ambito ONU, la contestuale presenza di Italia e Svezia nel Consiglio di Sicurezza, nel 2017, offrirà ulteriori occasioni di collaborazione”.

 

(Intervista  pubblicata nell’edizione cartacea di Tribuna Economica il 6 febbraio 2017)

 

Ambasciatore Basile, che Svezia ha trovato e che Svezia lascia sotto l’aspetto economico, sociale e imprenditoriale?

Negli ultimi quattro anni la Svezia ha registrato una crescita economica particolarmente significativa, anche grazie ad un’ampia politica di investimenti pubblici. La ricchezza nazionale è aumentata mediamente di circa il 3% all’anno, valore che pone questo Paese ai vertici delle classifiche di crescita nell’UE. A beneficiarne è stata anzitutto l’occupazione, cresciuta di quasi due punti percentuali nell’ultimo anno: nonostante una crescita demografica che ha portato la popolazione del Paese oltre i 10 milioni, anche in virtù di un maggior flusso migratorio, la Svezia prosegue la sua marcia verso l’obiettivo di divenire il Paese UE con il minor tasso di disoccupazione entro il 2020.

Inoltre, grazie anche a politiche di facilitazione dell’accesso al credito che hanno immesso liquidità nel mercato, anticipando anche il QE dell’Eurozona, la Svezia e la sua capitale in particolare sono divenute teatro di un fermento imprenditoriale legato al mondo delle tecnologie, divenendo uno “start-up hub” di riferimento a livello continentale. Questi sviluppi hanno aperto nuove opportunità anche per i partner economici esteri, tra i quali l’Italia continua a giocare un ruolo di rilievo.

 

Politiche a favore delle pari opportunità, donne e giovani. Quali sono le sue impressioni al riguardo?

Da tempo la Svezia ha fatto della promozione delle politiche di genere una matrice fondamentale nella costruzione della propria immagine sul piano internazionale. Come donna e diplomatica ho potuto apprezzare in modo particolare l’impegno con cui il Governo svedese ha valorizzato il contributo femminile nelle relazioni internazionali con riguardo anche all’applicazione della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite. Sul piano interno, la partecipazione delle donne nella vita pubblica è stata promossa attraverso specifiche azioni che risalgono ai tempi di Olof Palme e che si sono man mano rafforzate.

In ambito politico e nell’amministrazione pubblica, sia a livello centrale che locale, molti ruoli apicali sono ricoperti da donne. Inoltre, in ambito economico ed imprenditoriale, sono in discussione provvedimenti volti a sancire la rappresentanza paritetica nei consigli di amministrazione delle aziende di media e grande dimensione. Accanto alle politiche di genere, nelle quali la Svezia rappresenta in Europa un riconosciuto esempio, vorrei ricordare, alla fine del mio mandato, quali terreni sui quali mi è stato più facile costruire sinergie, alcuni dossier europei dove il dialogo nord-sud è stato senz’altro facilitato dalle comuni vedute di due Paesi emblematici come Italia e Svezia.

Oltre all’immigrazione e alla politica comune di asilo, citerei l’attenzione alla crescita, all’occupazione e alla dimensione sociale dell’Europa. Nel corso dell’incontro del luglio scorso a Roma tra il Primo Ministro Löfven e l’allora Premier Renzi, il vertice sociale che si terrà a Göteborg il 17 novembre prossimo era già in agenda ed ebbe un nostro caloroso sostegno.

 

Come si stanno modificando gli investimenti diretti esteri da e verso il Paese?

Il flusso di investimenti diretti svedesi verso l’Italia nel 2015 ha segnato una ripresa, con un incremento di 76mln di euro, invertendo così la flessione registrata l’anno precedente. Le stime disponibili per il 2016 confermano questa tendenza, anche se è doveroso notare che il livello resta significativamente inferiore al valore del 2013, quando il flusso di investimenti svedesi in Italia è stato pari a 340 milioni di euro. E’ quindi ancora presente un potenziale di crescita sul quale si può fare leva. Opposta, invece, la situazione degli investimenti diretti italiani in Svezia: dopo il picco di 205 milioni di euro investiti nel 2014, il flusso ha segnato un rallentamento nel 2015, con disinvestimenti per 18 milioni di euro. A fine 2014 (ultimo dato disponibile), l’insieme degli investimenti svedesi in Italia ammontava a circa 1 miliardo di euro. Il dato e’ sostanzialmente equivalente al valore complessivo degli investimenti italiani in Svezia.

 

Attrazione degli investimenti: quali sono le politiche a tal favore?

Uno dei pilastri fondamentali nell’azione di promozione dell’Italia come meta di investimenti esteri consiste nella valorizzazione delle riforme adottate negli ultimi anni allo scopo di migliorare il business environment a beneficio dei potenziali investitori. Mi riferisco anzitutto alle riforme approvate nei seguenti settori: pensioni, mercato del lavoro, giustizia civile, legge fallimentare, liberalizzazioni dei settori  elettrico e del gas. In secondo luogo è stato dato nuovo impulso allo sforzo di raggiungere i potenziali investitori in maniera sistematica e continuativa, attraverso iniziative di comunicazione e outreach. Anche in Svezia sono state promosse iniziative in tal senso ed è significativo l’interesse emerso da parte di aziende e potenziali investitori svedesi verso ambiti settori caratterizzati

da un alto grado di innovazione tecnologica, come ad esempio il med-tech e la biomedicina. Non e’ un caso che siano stati questi i settori nei quali si sono registrati i maggiori investimenti svedesi in Italia nell’ultimo biennio. Ma la Svezia e’ oggi un mercato particolarmente attraente per le più innovative start-up italiane anche in altri settori, come il cleantech, l’agrobusiness, le tecnologie alimentari, i big data.

 

Qual è l’impronta italiana nel Paese?

E´ un’impronta forte e sempre più marcata, che negli ultimi anni ha saputo tradurre in opportunità per le imprese il diffuso apprezzamento per lo stile di vita italiano. Nel quadriennio 2012- 2015, le importazioni italiane in Svezia sono cresciute del 21%, mentre le esportazioni svedesi in Italia sono salite del 17%. L’interscambio nel 2015 ha complessivamente superato i 7,2 miliardi di euro. I dati per i primi tre trimestri del 2016 confermano il trend crescente.

Nel 2016 imprese italiane hanno conquistato importanti commesse pubbliche. Le infrastrutture viarie e ferroviarie – con particolare riguardo al settore della manutenzione, diagnostica e segnalamento – saranno destinatarie nei prossimi anni forti investimenti con ottime possibilità di inserimento per le nostre aziende. Su tutti, ricordo che l’investimento complessivo per la realizzazione dell’alta velocità, prevista completarsi nel 2040, dovrebbe attestarsi sui 620 miliardi di corone, pari a circa 65 miliardi di euro. Nel bilancio per il 2017 varato dal Governo sono inoltre stati stanziati 22 miliardi di corone (circa 2,3 miliardi di euro) destinati agli interventi di manutenzione e miglioramento dei trasporti urbani e della rete ferroviaria nazionale, aprendo ulteriori possibilità per le imprese italiane.

 

Tribuna Economica

(© Riproduzione riservata)

 

 

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