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di Giorgio Novello, Ambasciatore d’Italia presso il Regno di Norvegia e la Repubblica d’Islanda

 

Il ruolo di un Paese in ambito internazionale dipende in misura rilevante dalla sua reputazione. E la Norvegia ha una reputazione eccellente, confermata dalle tante classifiche che la vedono ai primissimi posti per qualità della vita, trasparenza dell’amministrazione, livello dei servizi, rispetto della legge. Eppure non sempre noi italiani abbiamo una visione reale di questo Paese, piccolo per popolazione ma grande da tanti altri punti di vista: nel nostro immaginario, esso vive in splendido e felice isolamento nelle sue lontane latitudini artiche, senza incidere in modo particolare sul resto del mondo. In realtà, la Norvegia è un attore a tutto tondo con molte carte da giocare in campo politico, economico e culturale. Innanzitutto, la Norvegia è un Paese solido. Lo ha dimostrato proprio nel corso del 2016, quando le difficoltà dell’economia internazionale si sono sentite anche qui.

 

(Articolo pubblicato nell’edizione cartacea di Tribuna Economica il 6 febbraio 2017)

 

Dolorose ristrutturazioni, licenziamenti, riduzione di benefici e contributi sono stati le inevitabili conseguenze. Ma la Norvegia ha saputo reagire, rendendo più efficiente il proprio sistema economico. Complice la ripresa dei prezzi del greggio, l’orizzonte è tornato ad essere roseo, come è stato negli ultimi quattro decenni. La Banca Centrale, che ancora l’autunno scorso prevedeva una contrazione del PIL dello 0,8% nel 2018, ne prevede ora una crescita dell’1,8% nello stesso periodo.

Prevedibilità, affidabilità e coerenza sono tratti fondamentali di questo Paese, che lo rendono un partner economico di indubbio interesse. La Norvegia ha solo cinque milioni di abitanti (anche se Oslo è la capitale europea con il maggior tasso di crescita demografica). Ma figura tra le maggiori 25 economie mondiali per dimensione (e infatti nel 2017 parteciperà ai lavori del G20); ha il secondo reddito procapite in Europa; e’ il terzo maggior esportatore mondiale di gas e il secondo verso l’Unione Europea; possiede il maggior Fondo Sovrano al mondo, con una capitalizzazione non lontana da 800 miliardi di dollari.

La Norvegia è ben presente in Italia. Il Fondo Sovrano, con circa 15 miliardi di dollari di investimenti nel nostro Paese in azioni, obbligazioni e titoli di Stato, risulta essere il terzo maggior investitore straniero alla Borsa di Milano. Det Norske Veritas – Germanischer Lloyd, una delle maggiori società mondiali di certificazione, gestisce l’intero settore della business assurance dagli uffici di Milano ed ha dodici uffici nel resto d’Italia da Venezia a Catania. Vi sono rilevanti investimenti nell’alluminio.  Per converso, sono molte le storie di successo di imprese italiane in Norvegia. Fincantieri ha

acquistato la norvegese Vard ed è così divenuta il quarto costruttore navale (ed il primo non sudcoreano) al mondo; attualmente sta costruendo in Liguria per il Governo norvegese la nuova nave per esplorazioni polari “Prins Haakon”. Leonardo Helicopters sta completando nuovi elicotteri per le operazioni norvegesi di ricerca

e salvataggio anche in zone artiche. Eni è operatore in Norvegia del giacimento petrolifero piu’ settentrionale al mondo. Ghella e Condotte d’Acqua stanno costruendo un tunnel ferroviario di oltre 20 km nell’area metropolitana di Oslo, destinato a rivoluzionare i trasporti locali. Rebaioli sta completando un elettrodotto nelle zone montuose del centro del Paese a cavallo del Circolo Polare. Le nostre imprese di nicchia nel settore delle macchine utensili e della componentistica sono apprezzate e ricercate.

L’interscambio commerciale, tradizionalmente in rosso per noi, e’ ormai in attivo da un paio d’anni. La collaborazione economica è quindi positiva, ma ci sono ulteriori spazi di miglioramento.

Vorrei menzionare in primo luogo gli eccellenti rapporti politici e istituzionali. Re Harald e la Regina Sonja hanno compiuto una visita di Stato in Italia lo scorso aprile, perfettamente riuscita e che è stata la loro seconda dopo quella del 2001. I Sovrani hanno fatto tappa anche a Milano, per aprire un Forum italo norvegese sull’energia con i maggiori gruppi industriali dei due Paesi e con la firma di due intese operative. La visita ha ulteriormente accresciuto l’interesse norvegese per l’Italia, aprendo una finestra di opportunità i cui effetti continuano a sentirsi.

In secondo luogo, la Norvegia ha lanciato un ambizioso programma di lavori infrastrutturali nel settore ferroviario e stradale, compreso l’ammodernamento radicale degli oltre 550 chilometri di strade ed autostrade (con annessi tunnel e viadotti) che collegano la capitale Oslo alla “capitale petrolifera” Stavanger. La partecipazione di imprese italiane a tale programma è non solo apprezzata, ma anche incoraggiata dai norvegesi. Il settore oil & gas continua poi ad avere qui un’importanza straordinaria (ad esso è riconducibile un terzo e anche più del PIL, dell’export e delle entrate statali); vi sono spazi non solo per i nostri grandi gruppi ma anche per le imprese della filiera.

Un discorso a parte merita l’agro-alimentare. Questo comparto è escluso dall’accordo sullo Spazio Economico Europeo, che lega la Norvegia all’Unione Europea. Di conseguenza, l’importazione in Norvegia di beni agroalimentari resta soggetta a forti limitazioni. Il caso del vino è poi del tutto speciale: la vendita di alcolici è qui di competenza quasi esclusiva di un monopolio statale, che opera attraverso appositi negozi gestiti appunto da un’agenzia pubblica (Vinmonopolet).

Ma anche qui vi sono ottime possibilità, una volta superati i non indifferenti ostacoli all’entrata: lo dimostra proprio il lusinghiero successo dei nostri produttori, nei rossi innanzitutto ma sempre più anche nei bianchi, rose’ e frizzanti.

Fare affari con la Norvegia è quindi non solo possibile, ma può dare risultati lusinghieri. E’ peraltro imperativo tener ben presenti le specificità di questo Paese, di cui i norvegesi sono giustamente orgogliosi. Occorre quindi in primis prepararsi ad un rispetto scrupoloso di un sistema  normativo articolato e che fissa standard elevatissimi (e che, soprattutto nel settore agro-alimentare ma non solo, resta come detto abbastanza chiuso). Occorre puntare, più che ad iniziative puntuali, a vere e proprie partnership di medio e lungo periodo, preferibilmente con soci, agenti, o comunque punti di riferimento operativi norvegesi.

Per le società, appare davvero raccomandabile aprire veri e propri uffici di rappresentanza o meglio ancora procedere all’istituzione di società controllate di diritto locale. Tutto questo richiede ovviamente un impegno considerevole, in termini finanziari ed umani.

Per contro, vi sono tanti vantaggi. Ricordo ovviamente l’altissimo livello dei redditi in Norvegia, che in termini luminali è quasi il triplo del nostro e di conseguenza assicura ai norvegesi un formidabile potere d’acquisto.

Aggiungerei un ulteriore beneficio che può derivare da affermazioni economiche in questo Paese: una sorta di “certificazione d’eccellenza” utile anche nei rapporti economici con altri Paesi: chi opera con successo con la Norvegia e in Norvegia, Paese considerato all’avanguardia in tantissimi settori, viene spesso ipso-facto considerato competitivo e affidabile.

Questo e’ il contesto nel quale opera anche l’Ambasciata italiana ad Oslo, da me diretta dall’agosto 2013. Attribuiamo qui assoluta priorità ad una capillare ed insistente attività di presentazione del nostro Paese per quello che effettivamente è: una delle economie più sviluppate del pianeta, raro esempio internazionale di diversificazione del sistema produttivo con eccellenze in tutti i settori, dalle tecnologie di punta all’eno-gastronomia, dall’industria pesante alla moda e al design. In particolare, ovviamente in stretto raccordo e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, abbiamo lanciato un Evento Itinerante (Roadshow) per presentare l’Italia e la collaborazione tra Italia e Norvegia non solo a Oslo ma nelle cinque principali città del Paese in altrettante tappe con decine di eventi incentrati su economia, cultura, politica e società. I nostri partner, norvegesi ed internazionali, sono oltre 30 e con essi abbiamo già completato le tappe introduttiva e di Oslo. Pochi giorni fa, il 31 gennaio, abbiamo presentato pubblicamente la tappa di Trondheim: dodici eventi di qualità nella “capitale tecnologica e storica” del Paese.

In questo 2017 poi, con il sostegno del Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, riserveremo particolare attenzione proprio alla promozione del Mezzogiorno d’Italia, qui conosciuto ed apprezzato anche per il contributo delle nostre imprese. Cito al riguardo la siciliana IREM (che ha ottimamente operato nella riqualificazione della seconda raffineria del Paese) o una società di imprenditori lucani qui attivi nelle rinnovabili; per non parlare del comparto enologico (un centinaio di etichette siciliane e un’ottantina pugliesi in vendita nei monopoli di Stato) e turistico (con arrivi norvegesi in crescita in Campania e Puglia).

Questi successi mi sembrano in bella continuità con una lunga storia risalente agli insediamenti normanni nel nostro Mezzogiorno a partire dall’ undicesimo secolo. In varie occasioni abbiamo illustrato le eccellenze storiche, artistiche, letterarie, musicali del nostro Mezzogiorno. Nel 2017 ci soffermeremo in particolare su aspetti economico-imprenditoriali che qui interessano molto ai norvegesi, quali l’oil & gas in Sicilia, la cantieristica in Campania, l’agro-alimentare in Puglia, e più in particolare l’ammodernamento infrastrutturale in corso in queste nostre regioni. Cito, tra le nostre iniziative, la presentazione in programma a Trondheim sul radicamento anche nel Mezzogiorno di Det Norske Veritas; la collaborazione da noi sostenuta e valorizzata tra Matera, capitale europea della cultura nel 2019, e la città artica norvegese di Bodø; la celebrazione della Festa Nazionale del due giugno che terremo anche nella Norvegia Meridionale e che intendiamo focalizzare sulla Puglia.

Come simbolo e sintesi di queste nostre iniziative abbiamo scelto il grande musicista Gesualdo da Venosa, nato in Basilicata ed attivo tra Cinque e Seicento soprattutto in Campania, elogiato da Stravinsky per l’innovatività della sua arte e che fu sempre orgoglioso delle sue origini appunto normanne.

 

Tribuna Economica

 

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