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Li Ruiyu, Ambasciatore di Cina in Italia, prosegue l’intervista rilasciata a Tribuna Economica (pubblicata a fine luglio 2016, ndr) soffermandosi sulla collaborazione con Europa e Italia. (Questa intervista è stata pubblicata nell’edizione cartacea di Tribuna Economica il 5 settembre 2016; vai alla pubblicazione).  

Cina e Europa sono due grandi potenze, due grandi mercati e due grandi civiltà di livello mondiale. Nei quarant’anni trascorsi dall’allacciamento delle relazioni diplomatiche, gli interessi in comune alle due Parti e il bisogno di cooperazione sono sempre maggiori mentre le relazioni bilaterali continuano a svilupparsi senza sosta. Le relazioni sino-europee sono ormai tra le più importanti, tra le più costruttive e tra le più influenti al mondo.

“Ritengo – afferma l’Ambasciatore - che esse significhino per l’una e l’altra parte tre cose: forza. “La Cina è il più grande dei paesi in via di sviluppo, mentre l’Europa è il più grande insieme di paesi sviluppati al mondo. Entrambi le Parti sostengono il multilateralismo, promuovono la pace e si oppongono all’utilizzo della forza militare. Ad oggi – spiega Li Ruiyu - qualsiasi soluzione alle problematiche di importanza mondiale e alle questioni più roventi non può prescindere dagli sforzi congiunti dell’Europa e della Cina”. Cooperazione. “L’Unione Europea è stata per dodici anni di seguito il primo partner commerciale cinese e la Cina è stata il secondo partner per l’Europa. Il valore del commercio bilaterale negli ultimi quarant’anni è cresciuto sorprendentemente di duecentocinquanta volte” chiarisce durante l’intervista di Tribuna Economica.

“L’Unione Europea è il principale investitore estero in Cina, avendo investito nel Paese oltre cento miliardi di dollari. L’Europa è anch’essa uno dei paesi che più attirano gli investimenti cinesi all’estero”. Amicizia. “L’amicizia sino europea è di origini antiche e di lungo corso, ciascuna delle due Parti nutre rispetto ed amore per la cultura e la civiltà dell’altra, ed entrambe sperano di approfondire la reciproca comprensione”. Naturalmente, tra Cina ed Europa esistono anche divergenze e, a volte, anche attriti e contraddizioni.

“Tuttavia non esistono motivi di contrasto nelle relazioni sino- europee”. “E’ nostra intenzione promuovere insieme ai Paesi europei, Italia compresa, la pace e la prosperità a livello globale, promuovendo concretamente il coordinamento delle strategie di sviluppo, ampliando ed intensificando la cooperazione mutuamente vantaggiosa, rafforzando il rispetto e il reciproco apprendimento tra le due civiltà e promuovendo il radicamento del partenariato sino-europeo nei quattro ambiti di pace, crescita, riforme e civiltà” dichiara ancora l’Ambasciatore Li Ruiyu.

L’Italia è uno dei partner strategici della Cina. Per sviluppare ulteriormente le relazioni sino- italiane sottolinea l’Ambasciatore, “credo sia necessario fare quattro cose”: Afferrare le nuove opportunità. “Questo anno è prevista l’entrata in vigore del Tredicesimo Piano quinquennale: i cinque concetti dello sviluppo – innovazione, coordinazione, verde, apertura e condivisione – guideranno la Cina in una fase decisiva per la costruzione di una società moderatamente prospera. Anche l’Italia sta promuovendo riforme strutturali, la crescita stabile dell’economia e l’espansione delle eccellenze in materia di innovazione. Si tratta di un’opportunità da cogliere”. Trovare nuovi punti salienti. “Le due Parti devono rafforzare l’interazione tra la proposta della Parte cinese «one Belt one Road» e le strategie di sviluppo italiane, dell’iniziativa «Made in China 2025» con il progetto Manifatture 4.0 della Parte italiana, della strategia cinese «Internet+» con il progetto italiano di innovazione tecnologica, riportando alla luce le potenzialità inespresse per la cooperazione nei cinque settori designati – ambiente ed energie sostenibili, agricoltura e sicurezza alimentare, urbanizzazione sostenibile, medicina e sanità, aviazione e ricerca spaziale”. Promuovere una nuova integrazione. “Duemila anni or sono, l’antica Via della Seta permise alla Cina e all’Occidente di entrare in contatto per la prima volta. Sullo sfondo della globalizzazione, la distanza che separa i nostri Popoli è ancora minore. Le due parti devono rafforzare la cooperazione e gli scambi a livello locale e di mezzi d’informazione, ampliando le dimensioni degli scambi personali, accrescendo il numero degli studenti di ciascuno dei Paesi nell’altro, sviluppando attivamente cultura ed istruzione promuovendo l’integrazione e il reciproco rispetto”. Esplorare nuovi confini. “L’Italia si colloca da sempre in prima fila nel contesto delle relazioni sino-europee. La nostra speranza è che la Parte italiana, con un atteggiamento aperto, possa intraprendere politiche positive in ambiti quali l’invito degli investimenti cinesi e l’export tecnologico verso la Cina, insistendo sull’apertura dei mercati, contrastando qualsiasi forma di protezionismo, promuovendo l’adempimento entro i termini previsti degli obblighi prescritti dall’articolo XV dell’Accordo sull’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e portando la cooperazione sino europea a raggiungere confini ancora più alti”.

Al momento, l’economia cinese sta entrando in una «nuova normalità», operando nel complesso in maniera stabile e con qualche progresso. «Stabilità» soprattutto nel senso che il funzionamento dell’economia appare equilibrato. «Progresso» soprattutto nel senso che con il riaggiustamento strutturale dell’economia, con la trasformazione e l’aggiornamento dei suoi modelli, sta avanzando in maniera stabile.

“L’economia cinese – torna a spiegare l’Ambasciatore – “dopo oltre trent’anni di crescita ad alta velocità, comincia a mostrare ulteriori contraddizioni ed elementi di crisi accumulatisi sul lungo periodo”. Per far fronte alle sfide poste dal profondo riaggiustamento  dell’economia mondiale e dalla transizione e dall’aggiornamento sul fronte interno, “è probabile che nel breve periodo l’economia cinese si trovi ad affrontare strozzature e difficoltà di tutti i tipi”.

Industrializzazione e inurbamento non sono ancora completi, la strutturazione dei consumi si trova in una fase chiave per il proprio aggiornamento, mentre nuove e vecchie forze motrici si stanno avvicendando. Nei prossimi cinque anni, la Cina manterrà una crescita media annua di oltre il 6,5%, l’import raggiungerà i diecimila miliardi di dollari, gli investimenti all’estero supereranno i seicento miliardi di dollari, mentre il numero di viaggiatori in uscita raggiungerà i cinquecento milioni di unità. “Secondo le statistiche del Fondo Monetario Internazionale – conclude la nostra intervista l’Ambasciatore di Cina in Italia, Li Ruiy - entro il 2020 la Cina continuerà a contribuire per il 30% della crescita economica mondiale. Crediamo che l’economia cinese, mantenendosi entro le previsioni, continuerà ad imprimere un’enorme spinta all’economia mondiale, portando con sé ancora più numerose opportunità per tutti i Paesi del mondo, Italia compresa”.

 

Tribuna Economica

 

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