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La legge sul lavoro rappresenta una “riforma importante per modernizzare l’economia francese e il dialogo sociale, introducendo maggiore flessibilità nel funzionamento del mercato del lavoro in maniera equilibrata”. La legge “faciliterà la conclusione di accordi d’impresa, rafforzerà la loro legittimità e accrescerà le possibilità per le imprese di preservare e sviluppare l’impiego. Ridurrà i freni all’assunzione a contratto a tempo indeterminato (CDI) offrendo pero maggiore sicurezza e flessibilità alle piccole e medie imprese per adattare la propria forza lavoro. In ultimo, questa legge creerà nuove protezioni per i lavoratori e faciliterà il loro inserimento professionale”. Spiega a Tribuna Economica Paul Hunsinger, Ministro Consigliere per gli affari economici dell’Ambasciata di Francia in Italia. (Intervista pubblicata nell’edizione cartacea di Tribuna Economica il 10 ottobre 2016; vai alla pubblicazione).  

 

Un nuovo codice del lavoro sarà elaborato e si baserà su tre piani separati di regole: “le regole di ordine pubblico che si applicano a tutti; le regole che potranno essere negoziate dalle parti sociali nell’ambito della negoziazione collettiva attraverso accordi d’impresa o di branca; le regole da applicare nel caso in cui le parti sociali non arriveranno a raggiungere un accordo (le «leggi suppletive»)”.

La legge sul lavoro contribuisce anche a migliorare l’attrattività economica della Francia.

 

Dott. Hunsinger, europa: che cosa accomuna Francia ed Italia? Quali sono i principali progetti su cui i due Paesi stanno collaborando in campo economico e di rapporti bilaterali sia in europa che tra singoli Paesi?

L’Italia e la Francia hanno relazioni economiche molto intense e di ottima qualità. Il Presidente della Repubblica Francese François Hollande e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi (ex, ndr)  hanno infatti sottolineato la necessità di rafforzare le politiche a favore della crescita e dell’impiego, attraverso il piano di investimenti per l’Europa (cosiddetto piano Juncker), e gli strumenti di difesa commerciale in particolare per far fronte alla crisi della siderurgia in Europa. Hanno anche chiamato al rafforzamento dell’Unione economica e monetaria e al completamento dell’Unione bancaria. Impegnati nella lotta all’elusione fiscale, i nostri due paesi sostengono l’iniziativa BEPS (Base Erosion and Profit Shifting). Infine, sono impegnati per trovare una soluzione rapida alla sfida della crisi migratoria e alla lotta contro il finanziamento al terrorismo, a livello europeo e internazionale (GAFI, G20, G7).

La Francia e l’Italia sviluppano, inoltre, numerose cooperazioni industriali nel campo delle infrastrutture e dei trasporti con il progetto di collegamento ferroviario Torino-Lione, nel campo spaziale con la joint-venture Thales Alenia Space (67% Thales, 33% Leonardo-Finmeccanica), orientata verso gli sviluppi e le fabbricazioni di satelliti, e Telespazio (67% Finmeccanica e 33% Thales), orientata verso i servizi spaziali.

 

Rapporti economici Italia-Francia: che cosa ci sta riservando il 2016?

L’Italia rimane un importante partner economico per la Francia. Sul piano commerciale, la Francia è il 2° cliente e il 2° fornitore dell’Italia. Il volume globale degli scambi tra i nostri due paesi ha raggiunto circa i settanta miliardi di Euro nel 2015. Inoltre, la Francia è il 1° investitore in Italia. Gli investimenti diretti francesi in Italia raggiungono 51 miliardi di euro nel 2015. La presenza francese in Italia è importante e antica. Quasi 1600 filiali francesi, tra le quali Michelin, Air Liquide, Alstom, Carrefour, sono in Italia dove impiegano più di 230000 persone e hanno un fatturato complessivo di circa 100 miliardi di euro.

L’Italia è il 5° investitore in Francia. Gli investimenti diretti italiani in Francia rappresentano più di venti miliardi di Euro. Il 2015 è stato particolarmente proficuo per gli investimenti italiani in Francia. Business France ha censito ottantaquattro progetti di investimenti italiani in Francia, ovvero il miglior risultato nell’ultimo decennio che ha permesso di creare o di mantenere 1500 posti di lavoro in Francia. In totale, più di 1200 imprese italiane sono impiantate in Francia, impiegando complessivamente circa 80000 persone e realizzando un fatturato complessivo di circa 40 miliardi di Euro, in vari settori tra i quali l’energia, l’automobile, lo spaziale, l’aeronautica, il farmaceutico, la difesa e le assicurazioni.

 

Quali sono le politiche a favore dell’attrattività degli investimenti esteri?

Grazie ad una forte azione di riforme negli ultimi anni, la Francia ha guadagnato in attrattività e competitività. Nel 2015 si è collocata al 7° posto mondiale in termini di stock di investimenti diretti esteri. Importanti misure sono state applicate in materia di fiscalità, come il Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione (CICE), il miglioramento del funzionamento del credito d’imposta alla ricerca e il patto di responsabilità.

Queste misure hanno permesso di diminuire il costo del lavoro che è oggi al di sotto di quello della Germania. Inoltre, le procedure sono state semplificate con l’introduzione dell’autoliquidazione dell’IVA per le merci importate, che si è aggiunta alle misure già esistenti, e la dematerializzazione della totalità delle procedure doganali entro la fine del 2017.

Gli investimenti sono un altro vettore di attrattività. Le autorità francesi hanno elaborato un elenco di 40 progetti di investimenti prioritari in Francia e desiderano coinvolgere gli investitori stranieri al finanziamento di questi progetti. Diverse importanti riforme sono in corso tra cui la riforma dei mercati dei beni e dei servizi attraverso la legge sulla crescita e attività del 2015.

 

Francia è anche turismo ma non solo; come si prospetta il 2016 del segmento e dei comparti di traino dell’economia?

Il turismo è effettivamente un settore importante per l’economia francese, le spese sostenute in Francia dai visitatori internazionali e francesi rappresentano il 7% del PIL. La Francia è stata nel 2015 il Paese maggiormente visitato al mondo, davanti agli Stati-Uniti e la Spagna, nonostante un rallentamento nel 4° trimestre in relazione ai tragici eventi che hanno colpito Parigi. Mantenere un elevato livello di attrattività è una questione importante per la Francia. Il governo francese ha dunque deciso uno sforzo ancora maggiore per accelerare l’importante lavoro realizzato da due anni al fine di migliorare la qualità dell’accoglienza dei visitatori.

 

Come le aziende del Paese investono al di fuori dei propri confini?

Il turismo non è il solo punto di forza dell’economia francese. Nel 2015, la crescita delle esportazioni francesi di beni, che hanno superato il loro livello storico del 2012, è stato portato dall’insieme dei settori, e più in particolare dai settori di eccellenza francese: aeronautica e spaziale, automobile, farmacia, agroalimentare e lusso. I servizi sono un altro punto forte della Francia.

Rappresentano circa un terzo delle esportazioni dei beni e servizi totali e il 56% del valore aggiunto totale della Francia che si situa al 4° posto degli scambi mondiali di servizi nel 2015 secondo l’OMC, dietro gli Stati- Uniti, la Cina e la Germania. Le principali destinazioni delle esportazioni francesi sono l’Unione Europea, l’America del Nord, l’Asia, in particolare la Cina, la Turchia e i paesi del Vicino e Medio Oriente. Le imprese francesi continuano a investire all’estero. Lo stock di investimenti diretti francesi all’estero è di nuovo aumentato, superando i 1101 miliardi di euro nel 2015. L’Italia è la 6° destinazione di questi investimenti, dietro gli Stati Uniti, il Belgio, il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Germania.

Per quanto riguarda il futuro, gli importanti sforzi fatti dalla Francia negli ultimi anni per ripristinare la competitività dell'economia francese, sostenuti dalle nuove riforme in corso, continueranno a dare i suoi frutti. Con l’introduzione del Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione (CICE) e del Patto di responsabilità, le imprese possono aumentare i loro investimenti e assumere personale (188000 posti sono stati creati nel 2015). La competitività-prezzo della Francia è migliorata e le sue quote di mercato all’estero si sono stabilizzate.

 

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