I TWEET

TRIBUNA ECONOMICA GOOGLE AMP

Tribuna Economica ha aderito al nuovo progetto tecnologico per editori, AMP di Google.

Dal 2 maggio, tutte le notizie pubblicate nell'edizione online di Tribuna Economica possono essere lette anche in Accelerated Mobile Pages.

Nelle previsioni economiche di primavera della Commissione Europea, si conferma un moderato ottimismo per l’economia croata. Nel 2016 si rafforzerà la crescita economica, si conterrà il rapporto deficit/Pil, si ridurrà il tasso di disoccupazione. Le previsioni della Commissione Europea, pur mantenendo un giudizio sospeso sulle finanze pubbliche, aprono le porte a un sostanziale via libera al quadro economico croato.

Pil. Bruxelles prevede per la Croazia, dopo la crescita dello 1,6% nel 2015, un andamento progressivo del Pil al +1,8% nel 2016 e al +2,1% nel 2017. Deficit/Pil. Per la Commissione Europea la riduzione del rapporto deficit/PIL nel 2015 è stata favorita da una diminuzione delle spese soprattutto per investimenti (-22%) e da una aumento delle entrate fiscali favorite dal miglioramento dei risultati economici delle imprese (+4,4%). La Commissione stima al rialzo il deficit croato del 2016 (dal 2,2% previsto dal Governo croato al 2,7%), ma ribassa le stime per quello del 2017 (dal 3,2% previsto dal Governo al 2,3%).

Debito/Pil. La Commissione UE rivede al rialzo le stime sul debito croato per il 2016 al 87,6% per poi scendere al 87,3% del PIL nel 2017. Inflazione. Per un anno ancora, la Croazia si troverà a fronteggiare la deflazione. Dopo il calo dell’IPC del -0,5% nel 2015, Bruxelles prevede un -0,6% nel 2016 (spinto dalla riduzione dei prezzi controllati di fornitura di gas domestico). L’IPC tornerà in territorio positivo nel 2017.

Tasso di disoccupazione. Dopo l’16,3% stimato dalla Commissione nel 2015 (17,9% secondo fonti croate), il tasso si ridurrà in misura modesta di 0,8% nel 2016 e nel 2017 portando il tasso rispettivamente al 15,5% e al 14,7%. Le previsioni della CE sono pubblicate tre volte l'anno, in coincidenza con il ciclo annuale di procedure di vigilanza economica noto come semestre europeo.

 

(Intervista pubblicata nel numero cartaceo/digitale di Tribuna Economica del 27 giugno  2016; vai alla pubblicazione

 

 

Ambasciatore Chiodi Cianfarani, Lei è al suo primo anno di mandato; quale situazione ha trovato nel Paese e quali sono i principali obiettivi rispetto al nuovo incarico?

Fin dal mio arrivo in Croazia, lo scorso settembre, ho immediatamente potuto constatare di trovarmi in un Paese di estremo interesse, non solo per la sue indubbie ricchezze naturalistiche, storiche ed artistiche, ma anche e soprattutto per i forti legami politici, economici e culturali che legano la Croazia all’Italia. Ed a questo proposito la presenza di una nostra Minoranza autoctona, così numerosa e radicata, dona al rapporto bilaterale un particolare tratto distintivo. Nel corso del mio mandato mi propongo quindi di continuare a costruire sulla solida base già esistente, investendo ulteriormente sui rapporti politici, anche nel contesto europeo e dell’Europa sud-orientale, e su quelli economici, facendo leva sulle crescenti opportunità di investimento offerte dalla Croazia alle nostre imprese.

 

Qual è la percezione dell’Italia dal punto di vista croato?

Il nostro Paese può contare su una eccellente percezione, sia da parte della popolazione croata, sia da parte dei rappresentanti istituzionali di questo Paese. Da un punto di vista politico ed economico, l’Italia gioca senza dubbio un ruolo importante per la Croazia, anche essendo molti gli interessi condivisi, a partire dalla stabilità e dallo sviluppo economico e sociale della Regione. Il mare adriatico rappresenta poi un ulteriore trait d’union tra l’Italia e la Croazia, così come dimostrato dal nostro comune e forte impegno nello sviluppo della Strategia Europea per la Regione adriatico-ionica (EUSAIR).

 

Come si inserisce il Paese nel contesto europeo?

La Croazia rappresenta per Bruxelles un membro di grande rilevanza sotto molteplici punti di vista. Per la sua posizione geostrategica e quale più recente membro UE, Zagabria assume, solo per fare un esempio, un significato

particolare nel processo di integrazione europea dell’Europa sud-orientale, rappresentando un modello di successo e uno stimolo per gli altri Paesi, in primis Albania, Montenegro e Serbia nel loro cammino di avvicinamento all’Unione Europea.

 

Paese viene spesso visto e vissuto degli italiani quale meta turistica; diversamente quali sono le caratteristiche e opportunità che si conoscono di meno?

Come accennavo in precedenza, la Croazia offre sicuramente un contesto naturalistico e artistico di altissimo livello che attrae ogni anno milioni di turisti dall’Europa ma anche da continenti più lontani. Tuttavia questo Paese è molto di più, sia da un punto di vista politico sia sotto i profili economici e culturali. Basti pensare, ad esempio, all’attiva partecipazione di Zagabria a tutti gli esercizi finalizzati alla piena stabilizzazione e sviluppo della Regione, a partire dalla già citata EUSAIR, ad IAI ed INCE, al Processo di Brdo-Brioni e a quello di Berlino.

 

… con quali eccellenze?

Una delle ricchezze più grandi del Paese è senza dubbio rappresentata dal proprio capitale umano. Sia frequentando gli ambienti universitari e culturali sia incontrando i nostri imprenditori, ho avuto modo di constatare un eccellente livello di preparazione tecnica e culturale, in particolare della fasce più giovani della popolazione. Ad esempio, parlare fluentemente almeno due lingue straniere, tra cui spesso l’italiano, è estremamente comune.

Una preparazione ed un entusiasmo che rende i giovani croati molto ricercati all’estero ma anche dalle aziende straniere che investono in Croazia. Solo per citare un esempio, l’italiana SAIPEM gestisce con grande successo a Fiume un centro ingegneristico di altissimo livello impiegando oltre 300 ingegneri croati.

 

Investimenti italiani: quali dimensioni e ruolo assumono nel paese, come vengono supportati, margini di crescita e opportunità nei settori meno tradizionali?

Nonostante le statistiche ufficiali ci vedano solo al sesto posto tra i principali investitori, dal momento che molte nostre aziende hanno qui investito tramite Paesi terzi, il nostro ruolo è molto maggiore. Basti solo pensare al peso specifico di Unicredit e Intesa Sanpaolo che controllano le prime due banche croate ma anche ad investimenti produttivi come quello di Calzedonia che conta oltre 3000 dipendenti.

Un ruolo sempre più importante sta assumendo inoltre AIIC, l’associazione degli imprenditori italiani in Croazia, quale qualificato interlocutore per il Governo croato anche grazie al supporto offerto da questa Ambasciata. Lo scorso 25 maggio, ad esempio, insieme al Ministro dell’Economia Panenić ho presieduto un incontro di lavoro

con le imprese italiane nel corso del quale sono state presentate idee e proposte per migliorare il clima imprenditoriale nel Paese.

 

Tribuna Economica

 

(© Riproduzione riservata)

EN IT