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La Croazia e' dal 2013 membro dell'UE e “vuole essere un componente attivo della famiglia europea”. Il cammino verso l'indipendenza, 25 anni fa, “e' stato contraddistinto proprio dalla nostra ambizione di appartenere all'Europa anche politicamente, perche' si da il caso che in Europa prevale una forte identita' europea, che attinge a tre fonti: ai valori e all'appartenenza all'Europa Centrale, all'Europa Mediterranea e all'Europa del Sud, comunemente nota all'Occidente come Europa Balcanica”. Dall'altra parte, il posizionamento internazionale e' anche condizionato dalla nostra appartenenza alla Nato, della quale il Paese fa parte dal 2009. “Quando dico che la Croazia vuole giocare un ruolo attivo, allora dico che ci sentiamo anche parte della communita' Adriatico-Ionica, e proprio qui vogliamo dare un contributo alla pace nell' Europa e nel Mediterraneo”. Parlando di Europa, l’Ambasciatore croato Damir Grubiša, apre l’intervista rilasciata a Tribuna Economica:

 

(Intervista pubblicata nel numero cartaceo/digitale di Tribuna Economica del 27 giugno 2016; vai alla pubblicazione

 

Ambasciatore Grubiša, che cosa è e quali sono gli aspetti fondamentali che caratterizzano la Macroregione Adriatico-Ionica?

La Macroregione Adriatico-Ionica e' la piu' giovane delle macroregioni, dopo la regione Baltica e la macroregione Danubiana. Cio' che caratterizza la Macroregione e' che essa riunisce otto paesi, dei quali quattro fanno parte dell'UE, mentre quattro sono ancora incamminati verso la UE.

La Macroregione, dal punto strategico, mira a trasportare l'asse decisionale dal Nord al Sud Europa, in una regione che, anche se non si puo' definire „liquida“, perlomeno e' „fluida“: da qui passano i flussi migratori verso l'Europa, sia dall'Italia che dai Balcani, e' la regione piu’ vicino ai focolai di crisi del Medio Oriente, e dal punto economico, e' una regione che ha bisogno, piu’ di tutte le altre, di solidarieta' e sostegno da parte dell' Europa piu' sviluppata.

Con la Macroregione l'Europa vuole superare anche questo grande buco nero nella pancia dell'Europa – che consiste di paesi che non fanno ancora parte dell' Europa unita, ma che vogliono farne parte perche' hanno bisogno di pace, di solidarieta', di sviluppo e di rispetto dei valori democratici e di diritti umani.

 

Come, l’Italia, influisce nell’economia e nella società croata?

L'Italia e il nostro primo partner commerciale, con 4,5 miliardi di euro di interscambio. Se si paragona questa cifra all'importo dello scambio italiano con l'Egitto, che e' appunto di questa cifra, allora basta paragonare la grandezza dell' Egitto e la grandezza della Croazia. Naturalmente, sono le importazioni dall'Italia che prevalgono sulle esportazioni dalla Croazia, ma se si prende in considerazione l'apporto dei turisti italiani, allora si arriva ad un indice importante per l'economia croata. Dunque, l'Italia con le sue attivita' economiche e' un fautore importante dell' economia croata. Anche se gli investimenti italiani so- no al di sotto delle potenzialita'.

Ma bisogna prendere in considerazione l'andamento globale dell'economia, e allora possiamo esprimere una soddisfazione moderata, sperando che la presenza dell' imprenditoria italiana salga ad un livello piu' alto: oggi gli italiani sono i settimi investitori in Croazia sulla lista della graduatoria, e noi certamente auspichiamo anche qui un acceleramento.

Le attivita' economiche italiane sono presenti in Croazia e si fanno sentire: molte sono le ditte che hanno delocalizzato la propria produzione in Croazia, e molte altre sono in lista di attesa. L'Ambasciata croata, lavorando congiuntamente con le camere di commercio, sta lavorando per organizzare un forum economico, l'autunno prossimo a Zagabria, proprio per stimolare l' interesse italiano per gli investimenti in Croazia.

D' altra parte, il Governo croato ha varato un piano di stimoli e incentivi per ogni investitore straniero, a partire dalla detassazione fino a stimoli concreti per ogni posto lavoro aperto, specialmente nelle zone sottosviluppate.

 

Su quali settori si sta puntando?

Tutti i settori sono aperti agli investimenti e alla cooperazione con ditte italiane: la Croazia usufruisce di una mano d'opera altamente qualificata, nelle industrie cantieristiche, nell' edilizia, nella meccanica, nel settore tessile.

Ma le piu' grandi opportunita' sono nel settore agro-alimentare, nelle regioni di alto potenziale di sviluppo agrario. Ci sono ancora dei terreni incolti nella regione della Lika o della Slavonia, che a suo tempo era il granaio dell' Austria- Ungheria. Ora abbiamo bisogno di nuove tecniche della produzione alimentare, tendendo in contro che dopo la guerra e' avvenuta una fuga dalle zone agricole verso le citta'. E qui la connessione con il turismo e' ovvia, perche' oggi noi importiamo dall' estero quasi il 75% dei generi alimentari riciclati poi nell' industria alberghiera e di ristorazione.

 

In quale modo vengono agevolate le aziende che investono nel Paese?

Il primo punto e la detassazione, a medio o lungo termine, in caso di assunzione di un notevole numero di forza lavoro. Poi ci sono gli stimoli concreti, per l'apertura di ogni posto lavoro, in dipendenza dalle zone. Ci sono gli stimoli per la costruzione di strutture industriali, capannoni e edifici, che anche usufruiscono di un tot di incentivi prescritti dal Governo e dal Ministero per l'economia. Infine, non bisogna escludere anche la possiblita' di accedere ai fondi strutturali e di coesione dell’UE, perche' l'UE ha deciso di mettere a disposizione della Croazia circa 8 miliardi di euro. Questo soldi verranno spesi anche per la cooperazione tra ditte croate e ditte provenienti dai paesi dell' UE, e specialmente da quelli che hanno gia una esperienza di attingere ai fondi europei.

 

Quali sono le principali politiche attuate a favore di giovani, lavoro, donne e parità di diritti?

Il problema della disoccupazione dei giovani e' ancora uno dei problemi piu' scottanti del paese: disoccupazione generale al 14,3 %; quella giovanile al44%. Il governo ha varato un programma di occupazione „ad interim“, cioe' aiuta quelle istituzioni che per via della „spending review“ hanno dovuto imporre un blocco agli impieghi. D'altra parte, si stimola a livello governativo il primo impiego dei giovani. La parita' dei diritti delle donne e' un obiettivo prioritario, perche' esiste una memoria dello stato sociale che, prima della guerra, garantiva la piena parita' tra sessi. Ora ci vuole un controllo piu' attento, perche' molti nuovi imprenditori si comportano da „prenditori“ specialmente nelle grandi catene commerciali.

La societa' croata ha istituito degli uffici di „ombudsman“ proprio per la parita' delle donne, per la tutela dei minorenni, e qui e' importante anche il controllo la tutela della societa' civile.

 

Il turismo rimane ancora parte fondamentale del Pil del Paese? Come si sta sviluppando?

Il turismo quest'anno e cresciuto fino ad alimentare il 18% del PIL nazionale. Da una parte e un indicatore positivo per l' andamento della economia in generale, ma d' altra parte bisogna tenere in conto che e' proprio il turismo un settore molto „fluido“ dell' economia, che dipende da fattori esterni, sovente incontrollabili.

Quest'anno la Croazia avra' il vantaggio della sicurezza, che molti altri paesi turistici hanno per via del terrorismo e dell' incertezza generale. I flussi turistici sono stati gia sviati verso la Croazia – e l' Italia, in quanto destinazioni sicure, organizzate ed anche economiche. Ma qui bisogna stare attenti, perche' le turbolenze sul mercato possono subire un riflusso, specialmente se si riaprono le rotte Balcaniche, anche se la costa Croata non ne risente perche' le rotte dei profughi passano per il continente. E qui e' molto importante il collegamento tra Italia e Croazia, e qui e' proprio la Macroregione Adriatico-Ionica che dovrebbe facilitare con la sua strategia dei collegamenti, a unire le due sponde dell' Adriatico, e di stimolare la costruzione di una autostrada da Trieste fino a Patras, che dovrebbe unire via terra tutti i paesi e le regioni di questa Macroregione.

 

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