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Sin dalla Conferenza delle Nazioni Unite di Pechino del 1995 sulle pari opportunità, “Praga si è impegnata anche a livello internazionale per sviluppare norme ed istituzioni in grado di garantire un’eguaglianza tra i generi nel mondo scolastico e lavorativo”. Oggi questo impegno “ricade in primis sul Governo ceco attraverso l’azione del Ministero del Lavoro e degli Affari sociali, del Ministero della Gioventù, Sport ed Educazione e del Consiglio governativo per le pari opportunità tra uomini e donne. Sono istituzioni sul cui operato influiscono evidentemente gli orientamenti dei diversi esecutivi

in carica”. L’attuale formazione a guida socialdemocratica, con l’appoggio cristiano-democratico, “è particolarmente sensibile al tema tanto da avere aumentato le risorse destinate all’uopo e rafforzato il contesto normativo. Similmente, alle politiche a favore dei giovani e dell’integrazione delle minoranze e dei diversamente abili sono dedicati particolare attenzione e risorse”.  Aldo Amati, Ambasciatore d’Italia a Praga, apre l’intervista rilasciata a Tribuna Economica con l’accento su pari opportunità, minoranze e giovani, temi di particolare sensibilità nella società civile in Europa e non solo.

 

(Intervista pubblicata nel numero cartaceo/digitale di Tribuna Economica del 30 maggio  2016; vai alla pubblicazione)

 

Ambasciatore Amati , la Repubblica Ceca beneficia di diversi fondi europei; che cosa significa per il Paese?

I fondi europei hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, uno strumento fondamentale per lo sviluppo socio-economico della repubblica Ceca. E’ anche grazie a questi finanziamenti che l’economia ceca e riuscita a divenire nel volgere di pochi anni una delle più floride e competitive dell’Unione tanto da segnalare alla Commissione l’opportunità di un ridimensionamento delle risorse destinate al Paese, in virtù del numero crescente di regioni ormai allineate alle media europea. Nondimeno, i fondi forniscono ancora un importante propulsore per la crescita dell’economia.

 

Il Paese è nell’Ue ma senza utilizzarne la moneta unica; quali sono vantaggi e svantaggi di tale politica?

La scelta di ritardare l’adozione della moneta unica ha consentito di operare svalutazioni competitive della corona ceca di cui negli ultimi anni hanno tratto particolare beneficio i settori votati alle esportazioni che sono il motore di questa economia. Questi stessi settori sono però anche quelli che trarrebbero maggiori vantaggi dall’utilizzo dell’Euro in considerazione dell’abbattimento dei rischi di cambio o dei costi legati all’utilizzo di una doppia valuta nelle transazioni commerciali e finanziarie.

L’adozione dell’Euro consentirebbe inoltre una migliore integrazione del mercato finanziario locale con quello continentale, facilitando tra l’altro accesso al credito ed ingresso degli investimenti. Esistono peraltro forti resistenze all’entrata nell’Euro e l’opinione pubblica e in grande maggioranza contraria dopo il caso greco.

 

Qual è il ruolo dell’Italia nella società e nell’economia del Paese?

La presenza italiana nella società e nell’economia ceca ha una storia ed una tradizione plurisecolare risalente almeno ai tempi dell’Imperatore Carlo IV.

Da allora l’Italia e gli italiani hanno avuto un ruolo più o meno rilevante nelle diverse fasi della storia del Paese e, tra l’altro, i nostri architetti hanno grandi meriti se Praga oggi e cosi’ bella. Dall’inizio degli anni 90, con la fine del periodo comunista e l’avvio della transizione all’economia di mercato, i nostri connazionali sono stati tra i primi a comprendere le potenzialità insite in questo mercato effettuando importanti investimenti ed acquisizioni. Ne deriva ad oggi una forte presenza italiana in diversi settori chiave dell’economia (immobiliare, finanziario, manifatturiero, servizi e commercio). a ciò si accompagna una crescente diffusione del nostro stile di vita e della nostra cultura nella società locale - grazie a fattori di richiamo tipici del “Belpaese” come la cucina, la moda, la lingua, le bellezze paesaggistiche – favorita anche dall’aumento del potere di acquisto di larghe fasce della popolazione.

 

Come si presenta il tessuto imprenditoriale del Paese?

La Repubblica Ceca, sin dai tempi della sua appartenenza all’Impero austro-ungarico, vanta una tradizione industriale (siderurgia, meccanica, chimica) di primo piano non solo a livello regionale. Quella tradizione, sopravvissuta al periodo comunista, e oggi ben radicata nel tessuto imprenditoriale ceco; alcune delle più grandi realtà industriali del Paese operano in quegli stessi settori. al contempo, la classe imprenditoriale e le competenti autorità hanno saputo individuare nuove attività economiche mettendo a frutto alcuni dei punti di forza del Paese come la sua centralità geografica, la disponibilità di forza lavoro in possesso di un’educazione superiore a costi inferiori alla media europea, e la buona rete infrastrutturale. Dalla logistica, allo sviluppo dei software, fino al “customer care”, sono numerosi i nuovi ambiti (soprattutto nel settore terziario) verso cui si orientano aziende locali, ma anche multinazionali straniere che scelgono di delocalizzare qui parte dei loro servizi.

 

... quali le sinergie con il nostro sistema produttivo?

Anche solo uno sguardo veloce ai dati dell’interscambio bilaterale tra Italia e Repubblica Ceca consente di mettere in rilievo che la maggior parte delle importazioni e delle esportazioni nei due sensi riguardano beni delle stesse tipologie (prodotti chimici e metallurgici, macchinari e apparecchiature, autoveicoli e componentistica auto).

Questo ci indica la presenza di forti sinergie tra i rispettivi sistemi produttivi soprattutto nel settore “automotive”, ma non solo. Indirettamente quindi anche il nostro Paese ha beneficiato negli ultimi anni degli importanti tassi di crescita dell’economia ceca trainata in primis dal comparto auto. La costante crescita dell’interscambio (dato record di circa 10,5 miliardi di euro nel 2015) ne e prova evidente.

La delocalizzazione di parte della produzione di grandi gruppi industriali italiani in questo Paese e al tempo stesso conseguenza e fattore incentivante delle sinergie esistenti. Il proseguimento di tale trend, accompagnato da nuovi investimenti, non potrà che rafforzare la preponderanza del commercio intra-industriale tra i nostri sistemi produttivi, dando ulteriore spinta alla crescita dell’interscambio.

 

Che cosa c’è da sapere sul Paese che nell’immaginario collettivo è meno presente?

Spesso la Repubblica Ceca e associata alla sola Praga, città meravigliosa visitata ogni anno da 7 milioni di turisti tra cui piu’ di 400 mila italiani. Nondimeno Praga e solo una, benché la più importante, delle mete turistiche del Paese. Dalla Moravia del sud alla Boemia occidentale, sono molte le città, le meraviglie paesaggistiche e i borghi da scoprire. Mi viene in mente Cesky Krumlov, nella Boemia meridionale, piccolo gioiello medievale perfettamente preservato ed inserito nel patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

E poi Brno, seconda città del Paese e capoluogo moravo, annovera tra le sue attrazioni la tristemente famosa Fortezza dello Spielberg ed ospita ogni anno una tappa del MotoGP che richiama decine di migliaia di appassionati da tutta Europa. In terra morava si possono anche visitare numerose localita vitivinicole o luoghi consegnati alla storia come la cittadina di Slavkov u Brna (piu nota come Austerlitz). su tutto il territorio svettano castelli di ogni epoca con storie affascinanti di “cappa e spada”, ma la repubblica Ceca significa anche turismo termale grazie alle numerose e rinomate località a cominciare da Karlovy Vary (ex Karlsbad), sede ogni anno del più importante Festival cinematografico dell’Europa centro-orientale.

 

Tribuna Economica

(© Riproduzione riservata)

 

 

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