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L’Ambasciatore d’Italia in India, Lorenzo Angeloni, esordisce nell’intervista rilasciata a Tribuna Economica (intervista pubblicata nell’edizione cartacea il 9 maggio 2016): “le relazioni economiche tra Italia e India sono in crescita, sia per quanto concerne l’ambito degli scambi commerciali che quello degli investimenti”. Nel primo caso, “l’Italia da vari anni si alterna con la Francia al quarto o quinto posto nella classifica dei Paesi europei per volume di scambi, una posizione di tutto riguardo considerato che l’Unione Europea e’ il primo partner commerciale dell’India”.

Le nostre esportazioni “sono cresciute nel 2015 di oltre il 13 %”. La prima voce in assoluto e’ quella dei macchinari, per un valore di 1,3 miliardi di Euro nel 2015. Per gli investimenti in India, “l’Italia e’ al 15esimo posto della classifica mondiale nel periodo aprile 2000-dicembre 2015 con un valore totale di circa 1,5mld di euro. Prima di noi vi sono tuttavia anche Paesi quali Mauritius, Singapore –rispettivamente primi e secondi - e Cipro attraverso i quali passano, in virtu’ di speciali trattamenti fiscali, molti degli investimenti stranieri diretti all’India”.

                                                                                                                           

Ambasciatore Angeloni, come l’India sta investendo verso l’estero e nello specifico in Italia?

Le aziende indiane investono all’estero per accedere a nuovi e piu’ vasti mercati e a tecnologie piu’ avanzate. Il modus operandi preferito e’ quello delle Fusioni e Acquisizioni. Per questo tramite, l’India ha investito all’estero nei primi dieci mesi del 2015 circa 30 miliardi di $ USA contro i 38 dell’intero anno precedente. Nel febbraio 2016, ultimo dato mensile disponibile, l’India ha investito all’estero per 1,8 miliardi di $USA.

L’India e’ divenuto nel 2015 di recente il terzo investitore straniero nel Regno Unito con una crescita del 65%. I mercati nei quali l’India ha recentemente compiuto investimenti importanti sono gli USA, la Francia, il Sudest Asiatico, il Canada e il Bangladesh mentre, con il sostegno del governo indiano, grossi progetti infrastrutturali sarebbero previsti in Iran e Sud Africa.

Africa e America latina sarebbero poi le nuove mete d’interesse per le imprese indiane. In Italia le imprese indiane stanno investendo da circa un decennio, sempre per il tramite di Fusioni e Acquisizioni ma anche di Joint Ventures. I settori prescelti sono quelli automobilistico, energetico, farmaceutico e finanziario.

Ben nota e’ la presenza in Italia della societa’ automobilistica Mahindra & Mahindra che dopo alcune acquisizioni negli anni scorsi di PMI italiane nel settore del design automobilistico, ha recentemente acquisito la maggioranza azionaria – il 76% - della azienda Pininfarina. Di interesse e’ anche il recente investimento di un’azienda indiana nel settore ferroviario con il rilevamento di un’impresa italiana nel segmento dei vagoni per metropolitane e dei treni ad alta velocita’.

 

Viceversa, come si stanno muovendo le nostre imprese verso il Paese?

L’industria italiana gioco’ un ruolo importante nelle prime fasi dell’industrializzazione indiana, sia nel settore automobilistico - con Fiat e Piaggio - che nei grandi progetti infrastrutturali per la produzione di energia e fertilizzanti, impegno continuato con gli accordi di cooperazione e le linee di credito estese dall’Italia all’India nel decennio precedente alla liberalizzazione economica indiana degli anni ’90. Negli ultimi 25 anni l’impronta delle aziende italiane in India si e’ allargata a comprendere oltre 500 aziende. Nell’anno fiscale 2014-2015, il totale degli IDE dall'Italia e' stato pari a 196,5mln di euro, lo 0,7% del totale Ide ricevuti  dall’India (27,6mld euro). L’automotive guida con il 54%, seguito da Servizi 6%, Macchinari industriali 3%, Costruzioni 3%, altri 34%.(fonte ICE).

 

Il settore bancario/finanziario supporta adeguatamente le iniziative imprenditoriali?

Direi di si, tale supporto viene esteso, se non direttamente, tramite gli uffici di rappresentanza che alcune banche Italiane mantengono in India, e facilitandone i rapporti con gli istituti di credito che agiscono in questo mercato. A cio’ si aggiunge SACE che mantiene un ufficio a Mumbai.

 

Come approcciarsi al mercato?

L’India, per i vasti margini di inserimento che offre, e’ un mercato ricco di potenzialità, nonostante

molteplici complessità. Le riforme e i programmi di sviluppo economico del Governo Modi hanno ulteriormente ampliato tali margini, in particolare con il varo nel 2014 del programma "Make in India", per la trasformazione del Paese in un hub manifatturiero mondiale. L’obbiettivo del governo e’ aumentarne la quota globale di esportazioni dal 2% al 3,5% entro il 2020 (900mld di dollari). La categoria di rischio elaborata dall’OCSE per l’India, che include i rischi relativi al trasferimento di proprietà e quelli finanziari, è stabile a 3 (su 7).

Tra le priorita’ del Governo Modi: misure a sostegno di un ambiente favorevole agli investimenti e il rilancio dell'industria e dell'occupazione; la Banca Centrale indiana indica una crescita del 7,8%

nel 2015/16 e dell’8,1% nel 2016/17; la dimensione del mercato e la domanda in crescita trainati dal sensibile aumento dei numeri e delle aspirazioni della classe media.

Si noti che la quasi meta’ della popolazione (circa 600 milioni) e’ al di sotto dei 25 anni con una crescente abitudine al consumo; disponibilita’ di forza lavoro a costi competitivi, inclusa quella qualificata, che ha trainato la crescita dell’outsourcing di servizi); la ricchezza di risorse naturali quali carbone, ferro e bauxite. L’india e' il secondo produttore al mondo di cemento, il terzo di acciaio ed il primo di ferro ridotto.

E’ tra i maggiori produttori di pellame, cotone e tessuti; al fine di semplificare il cumulo di tasse e dazi centrali e statali, e' in discussione l'introduzione del sistema d'imposta unica sui beni e servizi (GST), che, quando approvata, contribuira’ positivamente alle attivita' delle imprese.

Rimangono certamente delle criticita’, riguardo alle quali il governo ha avviato ambiziosi programmi di riforma e di adeguamento, la cui implementazione creera’ comunque nuove opportunita’ per le nostre imprese: dall’adeguamento della rete infrastrutturale al sostegno alla diffusione tecnologica, dal miglioramento della performance della Pubblica Amministrazione (ed in particolare delle dogane) al potenziamento delle reti elettriche.

Permangono infine barriere tariffarie e non tariffarie soprattutto in materia sanitaria e fitosanitaria, cio’ che incide negativamente, per esempio, sulle nostre esportazioni alimentari.

 

Quali sono i programmi del Paese a favore delle imprese?

Il Premier Modi ha lanciato un anno fa il programma “Make in India” che riassume sotto un unico cappello una serie di nuovi processi e politiche tesi a facilitare l’attivita’ imprenditoriale, aprire nuovi settori e semplificare le procedure. Suggeriamo alle imprese italiane di prenderne visione sul sito www.makeinindia.com. Molti dei programmi a favore delle imprese sono poi varati autonomamente dai vari Stati attraverso 56 Industrial Development Corporations.

Il Council Of State Industrial Development and Investment Corporations Of India (COSIDICI), coordina le offerte delle suddette agenzie in materia di prestiti a condizioni favorevoli, assistenza tecnica, e incentivi a nuovi insediamenti industriali, i cui parametri economici e fiscali sono piu’ liberali di quelli nazionali.

 

In quali settori specifici si possono trovare opportunità?

Tra i settori strategici per l’internazionalizzazione delle imprese italiane si segnalano le infrastrutture, la meccanica e meccatronica, la difesa, le energie rinnovabili, il comparto automobilistico e quello delle tecnologie agroalimentari, tutti settori per i quali gli IDE sono ammessi al 100% con un caveat, per il solo settore difesa, che si tratti di nuova tecnologia che si di beneficio per l’industria nazionale.

In tema di esportazioni, si segnalano macchinari e apparecchiature, destinate a crescere ulteriormente con i progetti infrastrutturali e la crescita del manufatturiero; automotive, rimorchi e trattori; mobili per il crescente mercato immobiliare residenziale e commerciale; prodotti della metallurgia.

 

Tribuna Economica

 

(© Riproduzione riservata)

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