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Sono state proposte norme più semplici e più flessibili per i fondi UE per la Coesione e altre aree di intervento per il periodo successivo al 2020, ma – avverte la Corte dei conti europea – sono necessarie ulteriori tutele. Come affermato dalla Corte dei conti europea nel Parere pubblicato in data odierna, i nuovi piani per le

modalità di spesa dei fondi UE per la Coesione e altre aree di intervento sono più semplici e più flessibili. Tuttavia, la Corte formula una serie di suggerimenti su come far sì che la spesa degli Stati membri abbia un vero impatto e rispetti le disposizioni normative.

La proposta di regolamento sulle disposizioni comuni e le regole finanziarie per il 2021‑2027 riguarda sei Fondi ed uno Strumento per investimenti nelle seguenti aree: sviluppo regionale e occupazione, sicurezza e protezione delle frontiere, misure a sostegno dei migranti negli Stati membri dell’UE. Insieme, questi fondi potrebbero ammontare a circa 360 miliardi di euro, ossia fino a un terzo del bilancio totale dell’UE per il periodo 2021‑2027. Il regolamento proposto fissa obiettivi strategici comuni, definisce la ripartizione dei fondi tra Stati membri e stabilisce norme per la programmazione delle politiche ed il rispetto delle stesse.

Nel complesso, dalla valutazione operata dalla Corte emerge che la proposta della Commissione europea è riuscita a semplificare il testo, ma che non è stata accresciuta la focalizzazione sull’impiego ottimale delle risorse e che le disposizioni sull’obbligo di render conto sono state in parte indebolite”, ha dichiarato Iliana Ivanova, il Membro della Corte dei conti europea responsabile del Parere. “La Corte formula 58 proposte rivolte ai legislatori e alla Commissione; se adottate, esse condurranno ad una politica di coesione più efficace ed efficiente”.

Nel Parere, la Corte accoglie con favore il continuo impegno profuso dalla Commissione europea in favore della semplificazione; se attuata in modo corretto, la semplificazione potrebbe ridurre l’onere amministrativo e spostare l’attenzione dalle risorse ai risultati. Tuttavia, una serie di disposizioni mancano di chiarezza, e ciò, a parere della Corte, condurrà verosimilmente a interpretazioni diverse, incidendo negativamente sulla certezza giuridica. La Corte segnala che la semplificazione non dovrebbe sfociare in maggiori rischi per il rispetto della normativa, né ostacolare l’impiego ottimale dei limitati fondi UE disponibili.

Osserva inoltre che la Commissione propone cinque obiettivi strategici di alto livello anziché collegare la spesa ad una strategia di livello UE. Detti obiettivi, per di più, non sono concepiti per esser tradotti in risultati o valori-obiettivo misurabili a livello UE. Di conseguenza, a giudizio della Corte la riforma proposta potrebbe rivelarsi ancora meno orientata alla performance rispetto al sistema del periodo 2014‑2020.

La Corte sottolinea che il regolamento proposto affida agli Stati membri ulteriori responsabilità per la gestione ed il controllo dei fondi dell’UE. Limitare, o addirittura eliminare, la vigilanza della Commissione su come gli Stati membri spendono i fondi dell’UE potrebbe compromettere i progressi compiuti negli scorsi anni relativamente alla riduzione del livello di spese irregolari e inefficaci nel settore della coesione – avverte la Corte.

 

 

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