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Secondo un parere pubblicato dalla Corte dei conti europea, la proposta riforma delle modalità di finanziamento dell’UE rimane complessa. La Corte ha individuato una serie di problemi nella riforma proposta e raccomanda di apportare modifiche per migliorare il funzionamento del sistema.

Dal 1988, i fondi provenienti dagli Stati membri per finanziare il bilancio UE, noti come “risorse proprie”, sono raggruppati in tre grandi categorie: dazi doganali, imposta sul valore aggiunto e una percentuale del reddito nazionale lordo (RNL). La Commissione europea ha proposto di modificare il sistema per il nuovo quadro finanziario pluriennale 2021‑2027.

La proposta della Commissione manterrebbe i dazi doganali, ma riducendo la percentuale trattenuta dagli Stati membri per le spese di riscossione, conserverebbe il contributo basato sull’RNL come significativa fonte di entrate e semplificherebbe la componente IVA. Queste tre risorse proprie rappresenterebbero fino all’87 % delle entrate dell’UE. Verrebbero inoltre introdotte tre nuove risorse proprie, basate su un nuovo regime fiscale comune per le imprese dell’UE, sul sistema UE di scambio delle quote di emissioni e sui rifiuti da imballaggi di plastica non riciclati.

La Commissione propone inoltre di eliminare progressivamente le correzioni di cui beneficiano alcuni Stati membri e di aumentare il massimale delle risorse proprie per bilanciare l’impatto della Brexit e dell’integrazione del Fondo europeo di sviluppo nel bilancio dell’UE.

Negli ultimi 30 anni, il sistema di finanziamento dell’UE non è mai stato radicalmente modificato,” ha dichiarato Eva Lindström, il Membro della Corte dei conti europea responsabile del parere. “Parti della proposta contribuiranno a semplificare il sistema: ad esempio, la semplificazione della componente IVA e la progressiva eliminazione delle correzioni. Tuttavia, il sistema proposto resta nell’insieme complesso e, a nostro avviso, non è sempre basato su presupposti interamente validi.

La Corte individua diversi problemi nella proposta della Commissione: l’imposta sulle società proposta è subordinata all’adozione della direttiva in materia fiscale a livello UE e nazionale e, nel migliore dei casi, verrà introdotta gradualmente parecchi anni dopo l’inizio del nuovo periodo di bilancio; la proposta sulle entrate collegate alle emissioni non incentiva ulteriormente gli Stati membri a ridurre i gas a effetto serra ed è instabile, dato che i prezzi delle quote di emissioni sono altamente volatili; occorrono migliori dati per calcolare l’impatto della proposta relativa ai rifiuti da imballaggi, e l’analisi dovrebbe tener conto dei cambiamenti comportamentali; il sistema IVA semplificato si basa su presupposti che non corrispondono ad alcune modalità con cui la stessa Commissione calcola tale risorsa.

La Corte raccomanda perciò che il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea richiedano alla Commissione europea di: valutare la probabilità di applicare la risorsa basata sull’imposta sulle società durante il prossimo periodo di bilancio; chiarire che la risorsa basata sulle emissioni non incentiva ulteriormente gli Stati membri a ridurre i gas a effetto serra, nonché analizzare l’impatto della sua volatilità; valutare in che misura le entrate provenienti dalla risorsa basata sui rifiuti di plastica possano diminuire per effetto dei mutati comportamenti dei consumatori; rivedere la proposta relativa all’IVA.

 

 

 

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