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Si è tenuta a Roma, presso l´Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia una conferenza stampa sui diritti umani in Cina. All’incontro ha partecipato Mr. Qiangba Puncog, presidente dell´Associazione dei Diritti Umani della Cina, già vicepresidente dell´Assemblea Popolare Cinese (Camera dei Deputati), che ha

illustrato ai giornalisti presenti la situazione attuale e il progresso dei diritti umani nel grande paese asiatico. Tra i relatori presenti che sono intervenuti; Mr. Shen Yongxiang, vice presidente della società cinese per i diritti umani, Ms Wu Leifen, vice segretario generale per gli studi sui diritti umani e Mr Qi Yamping, membro della società per gli studi. Qiangba Puncog, nel suo discorso introduttivo, ha precisato: “ i principi fondamentali dei diritti umani sono strettamente legati alla realtà del paese e il popolo cinese ha realizzato e sta realizzando il grande salto da una società povera a una società benestante. Dal 19esimo congresso del Partito comunista è emerso chiaro un obiettivo: esigenza di miglioramento di vita e sviluppo equilibrato dell’economia. Entro il 2020 saranno ridotti i grandi divari tra le popolazioni delle zone rurali e quelle delle zone urbane, si prevede infatti che oltre 30 milioni di abitanti delle zone extraurbane saranno fuori dalla povertà. E’ una facile equazione; con sviluppo e progresso si ottengono miglioramenti dei diritti umani e della qualità della vita. Nel 1945 l’aspettativa di vita media in Cina si fermava a 35 anni, oggi è salita a 75,5 anni”.

Dai vari interventi che sono seguiti nel corso della conferenza è emerso che a 40 anni esatti dall´inizio dell´apertura e delle riforme economiche, la Cina oggi non è più la fabbrica del mondo, ma una potenza industriale che punta all´avanguardia tecnologica nei principali settori high-tech, in diretta concorrenza con l´Europa. Dopo aver sapientemente beneficiato dalla globalizzazione economica realizzata dalle grandi multinazionali occidentali, oggi si pone come fautore del multilateralismo e di una nuova era di integrazione globale, nella quale vuole essere protagonista nella definizione di istituzioni, regole e standard. Negli ultimi decenni la Cina ha visto 800 milioni di cinesi affrancarsi dalla povertà, un fenomeno che è stato definito dalla Banca Mondiale come “uno dei più grandi racconti della storia dell’umanità”.

Nel 2017, il tasso di crescita dell’economia cinese è stato del 6,9%, con una crescita stabile e positiva, migliore delle previsioni. Se si guarda ai numeri, i risultati dello sviluppo cinese lasciano ancor più senza parole. Per la maggior parte dei cinesi, i diritti umani vogliono dire alfabetizzazione per tutti, benessere, aspettativa di un’assistenza sanitaria efficiente in caso di malattia, un futuro sicuro per i bambini e ottimismo per i vecchi. Il divario di reddito della Cina con i paesi sviluppati si sta riducendo, e ogni anno le persone più povere, quelle in fondo alla scala, vedono la loro vita migliorare. Allo stesso tempo si è allargato il divario della ricchezza in alcune grandi potenze sviluppate: la povertà, la disuguaglianza e la conseguente instabilità sociale e l’estremismo sono in aumento. Il principio di legalità, la democrazia ed il miglioramento dei livelli di vita in tutti i settori come l’istruzione, l’occupazione, l’alloggio, la cure mediche, l’assicurazione sociale e i trasporti, sono i diritti umani che il popolo cinese richiede.

La Cina è impegnata nel suo sviluppo interno per creare un ambiente migliore e al contempo tiene lo sguardo puntato sul mondo intero, pronta a unire le forze con gli altri paesi per costruire un destino comune per l’intera umanità. Inoltre, la costruzione di un nuovo sistema di relazioni internazionali basato su “rispetto reciproco, equità, giustizia e cooperazione di mutuo vantaggio” e la creazione di un mondo più bello, più pulito, caratterizzato da pace duratura, sicurezza diffusa, prosperità condivisa, apertura e inclusione, rappresentano la direzione generale e gli obiettivi della diplomazia cinese. A prescindere dal grado di sviluppo che la Cina potrà raggiungere, crederà sempre nell’uguaglianza tra Paesi grandi e piccoli, continuerà a rispettare con convinzione i diversi sistemi culturali, a guardare obiettivamente a diritti e doveri, ad opporsi alle angherie dei grandi sui piccoli, dei forti sui deboli. Cina e Italia godono di una forte comunanza di vedute in merito alla volontà di promuovere i rapporti bilaterali, creare ricchezza per i popoli dei due Paesi e tutelare la pace e lo sviluppo mondiale. Molte aziende cinesi stanno attuando politiche di gestione localizzate delle loro sedi in Italia, contribuendo alla creazione di occupazione e di introito scale sul territorio. Attualmente sono più di 20mila gli studenti cinesi venuti in Italia per i loro studi e la Cina è divenuta la prima meta, non europea, per lo studio all´estero degli studenti italiani.

 

Stefano Piermaria

(Tribuna Economica - Riproduzione riservata)

 

 

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