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L'economia del Kenya rimane forte e resiliente con una crescita economica media del 5,52% negli ultimi cinque anni e un afflusso medio di Investimenti Diretti Esteri pari a 1,350 milioni di dollari nel periodo 2013-2016. Questa performance economica è stata sostenuta dagli investimenti pubblici nelle infrastrutture e dalla

domanda dei consumi e rimane solida nonostante le sfide che emergono dal sistema finanziario globale. I settori chiave dell’economia sono agricoltura, servizi e manifattura. Come l’Italia, anche il Kenya si basa sulle Piccole e Medie Imprese. Tribuna Economica intervista l’Incaricato d’Affari dell’Ambasciata del Kenya in Italia, Harriet M. Nduma.

 

(Leggi l’edizione cartacea/digitale di Tribuna Economica dedicata al Kenya del 28 maggio 2018)

 

Dott.ssa Nduma, come si posiziona il Kenya nel contesto Africano?

Il Kenya è l'economia leader nella regione dell'Africa orientale ed è uno dei paesi leader nell'Africa subsahariana. Il paese è membro fondatore dell’EAC, del COMESA, dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), dell’Unione Africana (UA), del Gruppo degli stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

Il Kenya ha una posizione strategica in Africa e rimane un centro indiscusso dei trasporti per l’Africa Centrale e Orientale. É anche la città più grande dopo Il Cairo e Johannesburg.

Dal punto di vista del contesto economico, il Kenya si è classificato come il paese che ha fatto maggiori progressi nel fare affari, scalando 12 posizioni, dalla 92esima all’80esima, secondo il rapporto Doing Business della Banca Mondiale.

Nel Corno d'Africa, il Kenya svolge un ruolo di primo piano nell’assicurare pace e sicurezza durature nella regione. Il Kenya ospita anche rifugiati provenienti dai paesi limitrofi.

 

Come è articolata  l’Agenda per lo Sviluppo del Kenya?

L’Agenda per lo Sviluppo del Kenya è guidata dal progetto di sviluppo che copre il periodo 2008-2030 e che mira a trasformare il Kenya in un’economia africana a medio reddito, offrendo ai cittadini keniani una migliore qualità di vita entro il 2030. La riorganizzazione dell'economia del Kenya nel 2014 ha cambiato la posizione del paese da un paese a basso reddito in un un paese a reddito medio-basso.

Nel 2017, S.E. il Presidente ha presentato quattro aree prioritarie di sviluppo per i prossimi cinque anni. Particolare attenzione è stata posta su un ambizioso piano di sviluppo chiamato The Big Four. Il programma si concentra su sicurezza alimentare, accessibilità agli alloggi, industria manifatturiera e accessibilità alle cure sanitarie quali capisaldi alla base delle politiche di sviluppo del suo secondo e ultimo mandato fino al 2022.

Il Kenya intende raggiungere i sopramenzioanti obiettivi nei prossimi quattro anni con il supporto degli investitori e del settore privato e grazie al sostegno del governo del Kenya.

Manifattura. Il governo del Kenya intende aumentare la quota del settore manifatturiero dal 9 al 15% del Prodotto Interno Lordo (PIL) entro il 2022.

Il governo si sta concentrando sulla produzione di cotone usando ibridi, che avranno tre volte il rendimento di produzione. Per raggiungere questo obiettivo, saranno costruiti moderni impianti di produzione tessile, e capannoni industriali per dare impulso all'industria.

Per promuovere l’industria del pellame, il governo si assicurerà che il cuio e le pelli siano lavorate localmente. Saranno create anche 5.000 industrie artigianali e un Leather Park per incrementare la produzione di scarpe.

L'agricoltura è il settore trainante dell'economia keniota, rappresentando circa il 25% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Il 60% dei guadagni delle esportazioni del Kenya proviene da orticoltura, floricoltura, tè e caffè. Il governo ha prestato particolare attenzione nel favorire lo sviluppo del settore incrementando le esportazioni di prodotti agricoli.

Il Kenya è un grande produttore di prodotti ittici destinati ai mercati nazionali ed esteri. Le opportunità di investimento nel settore sono numerose e comprendono la pesca d'altura, gli investimenti in impianti di lavorazione del pesce e la piscicoltura per i frutti di mare nella regione costiera.

Inoltre, il Kenya investirà nella zona economica speciale per l'acquacoltura sul lago Vittoria, che potrebbe vedere le esportazioni di pesce del Kenya crescere da 2.500 a 18.000 tonnellate annue.

Sicurezza Alimentare.  La sicurezza alimentare è un elemento fondamentale per la crescita economica di qualsiasi paese. Per garantire la sicurezza alimentare, il governo investirà nella produzione di mais, patate, riso e mangimi in 52.000 acri entro la fine di quest'anno, con ulteriori 70.000 acri destinati a un partenariato pubblico-privato.

Il governo mira anche a ridurre le perdite post-raccolto dal 20 al 15%, con incentivi per attrezzature per l'essiccazione di cereali, per l’acquisizione di silos e per la produzione di mangimi per la pesca e l'acquacoltura. Ha inoltre l'obiettivo di costituire 1.000 PMI a livello produtttivo, fornire credito a oltre 20.000 singoli agricoltori, costruire un cantiere navale e aumentare la flotta peschereccia nazionale di 68 navi nella costa.

Sanità.  Il diritto alla Salute è sancito dalla Costituzione del Kenya la quale afferma che ogni persona ha il diritto al più alto livello raggiungibile di salute, compresa la salute riproduttiva. La Vision 2030, il programma per la trasformazione del Kenya in un'economia a medio reddito, definisce la salute come una componente importante del pilastro sociale. Raggiungere una copertura sanitaria universale richiede quindi un approccio collaborativo per garantire che tutti i keniani possano avere accesso a cure sanitarie a prezzi accessibili.

Alloggi.  Il governo intende costruire un milione di alloggi in tutto il paese lavorando in partnership con istituzioni finanziarie, privati, costruttori di materiali edili e cooperative, allo scopo di consegnare le abitazioni più velocemente e ridurre i costi di costruzione di almeno il 50%.

 

Cooperazione Kenya-Italia e commercio. Può farce il punto della situazione?

Il Kenya e l'Italia godono di relazioni cordiali e amichevoli avendo stabilito missioni diplomatiche a pieno titolo nelle due capitali. Il quadro della cooperazione allo sviluppo tra i due paesi è avvenuto sotto gli auspici del Programma di Conversione del Debito per lo Sviluppo (Debt Swap).

Nel 2016, durante la seconda riunione ad alto livello del Partenariato Globale per un'efficace Cooperazione allo Sviluppo, il Programma di Conversione del Debito per lo Sviluppo tra Kenya e Italia è stato presentato come una buona pratica per lo sviluppo inclusivo e sostenibile. Sin dal suo inizio, il Programma ha finanziato novantanove (99) progetti socio-economici del valore di 4,2 miliardi di Ksh. L'Italia offre inoltre assistenza tecnica al Kenya in molte aree incluso il trasferimento di tecnologie.

Per quanto riguarda il commercio, il Kenya esporta pelli conciate, frutta in scatola, caffè e pesce congelato. Le esportazioni dal Kenya verso l'Italia comprendono fiori e piante, sculture di legno e cestini.

Le esportazioni dall’Italia verso il Kenya comprendono trattori, parti di veicoli a motore, apparecchiature di telecomunicazione, lubrificanti pesanti, macchianari per l'edilizia e prodotti chimici.

L'Italia è una delle principali fonti di turisti in Kenya con un gran numero di turisti che visitano le città costiere di Malindi e Mombasa durante tutto l'anno. Ci sono anche hotel italiani che operano in Kenya.

 

Quali benefici posso trarre le aziende straniere a livello di incentivazione?

Il Kenya è impegnato a svolgere un ruolo attivo nell'economia globale, riducendo o addirittura eliminando tutte le restrizioni sugli investimenti stranieri. Nel tentativo di promuovere gli investimenti, il Kenya ha rivisto il proprio regime di licenze riducendo il numero di licenze necessarie per avviare un’attività e rendendo i regimi di licenza più semplici e più trasparenti.

Ci sono anche leggi e regolamenti che guidano gli Investimenti Diretti Esteri (IDE) in Kenya. Le principali normative che disciplinano gli Investimenti Diretti Esteri sono contenute nella Legge sulla Promozione degli Investimenti (Investment Promotion Act, 2004). Altri importanti documenti che forniscono il quadro legale per gli IDE includono la Costituzione del Kenya del 2010, l’Ordinanza sulle Società (Companies Ordinance), la Legge sul Partenariato Pubblico-Privato (the Private-Public Partnership Act, 2013), e la Legge sulla Protezione degli Investimenti Esteri (Foreign Investment Protection Act, FIPA), la Legge sulla registrazione delle attività (the Registration of Business Act, 2015), e la Legge in materia di Insolvenza (the Insolvency Act, 2015).

Il governo del Kenya è anche membro dell’Agenzia Multilaterale per la Garanzia degli Investimenti della Banca Mondiale (MIGA) che assicura contro i rischi non commerciali.

Dal punto di vista legale, il Tribunale per l’Impiego e il Lavoro (ex Tribunale industriale) ha giurisdizione sugli affari economici e commerciali. Il Kenya Investment Authority (KenInvest) è l'agenzia di promozione degli investimenti ufficiale del Kenya (www.investmentkenya.com).

Il KenInvest è un ente statutario istituito nel 2004 attraverso una Legge del Parlamento (Investment Promotion Act Nr. 6.del 2004) con l'obiettivo principale di promuovere gli investimenti in Kenya. È responsabile di facilitare la realizzazione di nuovi progetti di investimento, fornire servizi di assistenza post-vendita per investimenti nuovi ed esistenti, nonché organizzare attività di promozione degli investimenti sia a livello locale che internazionale.

 

In quali settori vede opportunità di collaborazione?

Ci sono numerose opportunità di investimento disponibili nei settori chiave dell'economia del Kenya in cui le aziende italiane possono collaborare con il Kenya.

Nel settore agricolo, ad esempio, ci sono molti frutti e ortaggi che richiedono valore aggiunto, il trasporto e lo stoccaggio per ridurre le perdite dopo il raccolto. La lavorazione della frutta può comportare l'inscatolamento, l'essiccazione e la conservazione di frutti interi, la trasformazione di frutta in succhi e la lavorazione specifica per determinati requisiti industriali, come nella produzione di yogurt.

Il governo del Kenya ha annunciato l'intenzione di creare una Leather City, una vera e propria struttura di sviluppo del prodotto presso l’Athi River, una città al di fuori della capitale Nairobi, che sarà la prima del suo genere nella regione, in linea con le politiche di trasformazione del paese da esportatore di pelli grezze e semilavorate ad esportatore di prodotti di pelle finiti. La città presenterà un'infrastruttura di livello mondiale che include un impianto dallo standard globale per il trattamento degli effluenti, oltre a impianti di produzione di pelli e prodotti di pelle perfettamente organizzata.

L’Italia è considerata uno dei paesi leader nel mercato mondiale della pelletteria e della calzatura, e con questa Leather City esiste una grande opportunità per le aziende italiane di esportare la propria esperienza e le sue moderne attrezzature in Kenya. Possono fabbricare i loro prodotti in pelle per l'esportazione nei loro mercati in tutto il mondo.

 

Tribuna Economica

(© Riproduzione riservata)

 

 

 

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