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Secondo il nuovo rapporto dell’OCSE, un’attuazione piena ed efficace delle recenti riforme, in particolare il Jobs Act, la riforma della Buona Scuola e l’Industria 4.0, contribuendo a migliorare lo sviluppo delle competenze e a garantirne un loro miglior utilizzo in tutto il Paese, stimolerebbe la

crescita economica in Italia. Lo Skills Strategy Diagnostic Report dell’OCSE sull’Italia afferma che il Paese incontra ad oggi maggiori difficoltà rispetto ad altre economie avanzate nell’attuare la transizione verso una società delle competenze prospera e dinamica. L’indagine dell’OCSE sulle competenze degli adulti (PIAAC) rivela che oltre 13 milioni di adulti italiani (e cioè il 40% della popolazione) hanno scarse competenze in matematica , lettura e scrittura.

Il rapporto, presentato a Roma dal Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurría insieme al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan e al Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Claudio de Vincenti, identifica le aree prioritarie di azione. Occorre, in particolare, aumentare gli investimenti nell’istruzione superiore e nella formazione professionale, incoraggiare le aziende a investire e ad utilizzare formazione di alta qualità, e stanziare maggiori risorse per i servizi pubblici per l’impiego.

“Le recenti riforme stanno iniziando a dare i loro frutti, con la creazione di oltre 850 000 nuovi posti di lavoro” ha detto Gurría. “L’Italia deve adesso promuovere questa dinamica positiva assicurandosi che le scuole, le università e le aziende forniscano a tutti gli italiani, le competenze necessarie per riuscire nel lavoro e nella vita”. Discorso integrale.

Il rapporto sottolinea come l’Italia sia oggi incagliata in un “equilibrio di basse competenze” in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una scarsa domanda di competenze da parte delle imprese. Le piccole aziende, spesso a conduzione familiare, rappresentano oltre l’85% delle imprese e circa il 70% dell’occupazione.  Spesso, tuttavia, i manager di molte aziende a conduzione familiare non hanno le competenze necessarie per adottare e gestire tecnologie nuove e complesse. In Italia, le remunerazioni dei lavoratori sono spesso più legate alla durata del contratto  che ai risultati. Questo non incoraggia i lavoratori a utilizzare a pieno le loro competenze al lavoro e a investire nell’apprendimento di nuove competenze. 

Il divario tra domanda e offerta di competenze è molto elevato e diffuso. Circa il 6% dei lavoratori ha competenze inferiori a quelle richieste dal lavoro che svolgono il 21% ha qualifiche inferiori a quelle normalmente richieste. Allo stesso tempo, però, una percentuale non trascurabile della forza lavoro ha competenze superiori a quelle necessarie per svolgere le mansioni richieste  (11.7%) o è sovraqualificato (18%). Inoltre, circa il 35% dei lavoratori svolgono la loro attività in settori che non corrispondono ai loro studi.  Circa un giovane italiano su quattro (tra i 15 e i 29 anni) non lavora, non studia né partecipa a un percorso di formazione (i cosiddetti NEET), la seconda proporzione più alta dell’OCSE.  

Sono necessari maggiori interventi per migliorare la qualità dell'insegnamento e colmare il divario dei risultati formativi tra le regioni, sottolinea il rapporto. L’azione volta ad aumentare l’accesso all'istruzione terziaria è fondamentale, soprattutto per gli studenti delle famiglie più disagiate: in Italia, la percentuale di giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un livello di istruzione universitario è solo del 20%, a fronte di una media OCSE del 30%.

Per incoraggiare un numero maggiore di adulti a rafforzare le loro competenze, è anche necessario aumentare la disponibilità di programmi di apprendimento a distanza e part-time, e favorire un migliore accesso ai servizi per l’infanzia per permettere di coniugare impegni familiari e lavorativi. Sarebbe inoltre opportuno introdurre dei sussidi per la formazione degli adulti con un basso livello di qualifica.

Il rapporto raccomanda inoltre di:  Proseguire gli sforzi volti a creare un sistema di certificazione delle competenze più chiaro e trasparente e istituire un sistema nazionale di riconoscimento delle competenze acquisite sul posto di lavoro o nella vita. Migliorare le politiche pubbliche, intervenendo in particolare sulle politiche abitative e adottando nuove misure in materia di indennità di trasferimento, favorire la flessibilità al lavoro e fornire maggiore sostegno alle famiglie, al fine di promuovere la mobilità regionale. Incoraggiare le aziende a investire in una formazione continua di alta qualità mirata allo sviluppo delle competenze richieste dal mercato del lavoro e premiare i lavoratori che partecipano a percorsi di istruzione e di formazione, promuovendo altresì l'accesso a una formazione di qualità per i lavoratori meno qualificati.

Poiché la responsabilità delle politiche sulle competenze è condivisa tra diversi ministeri, livelli di governo e parti interessate, è importante armonizzare i sistemi di informazione per la valutazione e le previsioni della domanda di competenze, al fine di consentire ai responsabili politici di comprendere e rispondere meglio alla nuova domanda di competenze.

 

 

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