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Con quasi 700 miliardi di franchi di riserve valutarie nei forzieri della Banca nazionale svizzera (Bns), forse non è così strano che nella Confederazione elvetica risorga ancora una volta il dibattito sulla creazione o meno di un Fondo sovrano rossocrociato. Nei giorni scorsi a risollevare la questione ci ha pensato la

deputata socialista Susanne Leutenegger Oberholzer. Quest'ultima, che è presidente della Commissione economia e tributi del Consiglio nazionale (la Camera dei deputati, ndr), ha annunciato che inoltrerà un atto parlamentare per la nascita di un Fondo sovrano svizzero analogo a quello della Norvegia.

A differenza di quello norvegese, creato sull'onda dei proventi petroliferi, il Fondo elvetico sarebbe però appunto finanziato con le ingenti riserve della Bns. È un'idea già accarezzata negli anni scorsi ma che sin qui non è decollata, anche per l'opposizione della stessa Bns. La novità dal punto di vista politico è che la deputata socialista si rivolge anche agli avversari, cioè alla Udc, partito della destra nazionalista, auspicando che questa sostenga l'idea, visto che si è pronunciata in questa fase contro acquisizioni di aziende elvetiche di peso da parte di società cinesi. Il Fondo dovrebbe infatti investire soprattutto nell'economia svizzera, secondo Leutenegger Oberholzer. Un anno fa il Consiglio nazionale aveva respinto una proposta del Pbd, piccolo partito di centro, che chiedeva di valutare la creazione di un Fondo elvetico. La gran parte dei deputati di centro e di destra, Udc compresi, aveva votato contro. Ora bisognerà vedere se all'interno della destra nazionalista qualcuno ha invece cambiato idea.

Chi non ha mutato posizione è il presidente della direzione della Bns, Thomas Jordan, contrario al Fondo. La Banca nazionale svizzera ha confermato nei giorni scorsi la sua politica, basata anche su tassi negativi e acquisti di valute estere sul mercato. L'obiettivo della Bns sul versante valutario è frenare il franco, che tende ad essere troppo forte e quindi a porre ostacoli all'export, voce importante per l'economia elvetica. Gli acquisti di valute estere, soprattutto di euro e dollari, effettuati in questi anni sono appunto alla base delle ampie riserve valutarie della BNS: 693 miliardi di franchi per l'esattezza a fine maggio, una cifra che supera il pil elvetico. Ma Thomas Jordan ha ribadito che le riserve non possono essere considerate come fondi propri, servono a contrastare l'eccessiva forza del franco e senza queste riserve la Bns si ritroverebbe limitata nella sua azione. Inoltre, ha spiegato il vertice Bns, investire solo in Svizzera con il Fondo significherebbe paradossalmente rafforzare ancora di più il franco. La Bns vuole dunque procedere lungo la sua via. Ma a livello politico il dibattito sul Fondo periodicamente riemerge.  (ICE BERNA)

 

 

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