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Nostra intervista.  Assonline nasce il 21 marzo del 2015, all'indomani della salvezza dal fallimento di Seat Pagine Gialle tramite il concordato preventivo. Obiettivo di Assonline è accorciare la distanza che ancora separa l'Italia dal resto d’Europa, dove l'azionariato dei dipendenti, lungi dall'essere un’eccezione, è invece la norma.

La responsabilizzazione dei dipendenti nelle sorti delle aziende per le quali lavorano paga: la Germania è, in questo senso, prova lampante ed esempio tipico. Altrettanto significativo è il caso francese di Solocal, che vede un rappresentante degli agenti di commercio dell'azienda sedere stabilmente nel consiglio di amministrazione.

Al fine di comprendere meglio che cosa è l'associazionismo di dipendenti, Tribuna Economica ha rivolto alcune domande a  Franca Tosco Presidente Assonline costola di Italiaonline:

 

Presidente Tosco, che cos’è il mondo dell'associazionismo di dipendenti e azionisti in Italia e nel mondo?

Semplificando, ma non banalizzando, potremmo rispondere in questi termini: è un’esperienza che, pur tutto tranne che nuova, ancora deve crescere molto in termini di diffusione e riconoscimento. Risale alla riforma del 2003 l’introduzione di un concetto nuovo: le minoranze azionarie hanno diritto a occupare alcuni posti negli organi sociali. Tutto ha preso le mosse da lì: anni, ancora, di vacche grasse prima della crisi del 2008 che, per tanti versi, fa ancora sentire, fortissimi, i suoi effetti. Assonline (in Italiaonline) non è l’unica associazione di azionisti a essere attiva in Italia, peraltro da molti anni: siamo in buona compagnia, per esempio con Asati in TIM, Azione Carige in Carige, ADBI in Intesanpaolo. Tutte queste realtà stanno chiedendo l’introduzione di modifiche statutarie tali da rendere possibili, e non soltanto auspicabili, forme concrete di partecipazione alla governance.

 

Che cosa si intende esattamente con il termine “azionariato associato”? Si può parlare di un “sindacato/azionista interno privato” che porta avanti da un lato gli interessi aziendali e dall’altro quello dei dipendenti soci/azionisti?

C’è ancora qualcuno che confonde associazioni di questo tipo con sigle sindacali. Nulla di più diverso: dai sindacati ci distinguono natura, finalità e metodo. Per esempio: in occasione dell’ultima Assemblea degli Azionisti di Italiaonline (27 aprile scorso), la nostra associazione ha proposto che una parte degli 80mln di euro di dividendo fosse distribuita tra i migliori dipendenti e azionisti. Proposta, ahinoi, respinta. Ma è il concetto e il messaggio che conta. Il nostro impegno è ambizioso e vuole concorrere a realizzare quella che, alle nostre latitudini, sarebbe una sorta di rivoluzione copernicana: il dipendente e il piccolo azionista, figure che possono coincidere e che anzi auspichiamo coincidano sempre più spesso in futuro, possono concorrere – con la loro esperienza, con la loro sensibilità e con le loro proposte – al bene strategico dell’azienda. Anche senza quel tipico atteggiamento sindacalizzato e un po’ petulante molto efficace nella pars destruens ma molto meno in fase propositiva.

 

In Italia l'associazionismo di dipendenti è ancora l’eccezione; come si muovono gli altri Paesi?

Le Alpi segnano un confine, geografico e culturale, quando si parla di associazionismo di dipendenti e azionisti. A sud, l’Italia; a nord, mercati come quello tedesco o come quello francese: avanti anni luce rispetto a noi. Perché – e questo è un dato che non tutti conoscono in Italia – l’azionariato dei dipendenti in Europa continua a crescere. La quota detenuta dai dipendenti nelle grandi imprese europee prosegue la sua crescita, arrivando al massimo storico del 3,20% nel 2016: l'azionariato dei dipendenti, nonostante la crisi, si dimostra motore formidabile per la partecipazione e per lo sviluppo. Dal 2009 a oggi gli importi pro capite sono raddoppiati. A livello europeo sono 1.200 le imprese quotate in borsa nelle quali l’azionariato dei dipendenti supera l’1%; 464 le imprese nelle quali questa quota raggiunge il 6%; e 266 le imprese nelle quali supera l’11%.

 

Che cosa rappresenta Assonline per Italiaonline e viceversa? 

Italiaonline è la ragione del nostro impegno: molti dei nostri associati vantano decenni di militanza in azienda. Ne costituiscono la più autentica memoria storica. In anni di onorata carriera molti di noi hanno imparato a conoscere tutti i meccanismi aziendali. Possiamo vedere cose che a livello “più alto” i manager, l’amministratore delegato e il presidente talvolta non notano. Da parte nostra, siamo una voce che non urla, ma che da anni è presente e continua a farsi sentire: per suggerire, per proporre. Noi continuiamo a parlare: si sono accorti di noi e stanno imparando ad ascoltarci. Siamo sicuri di poter dare, validamente, il nostro contributo.

 

Tribuna Economica

 

(© Riproduzione riservata)  

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