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Si è conclusa a Bruxelles con l’adozione di una posizione comune del Consiglio la prima tappa del percorso legislativo sulla nuova metodologia di calcolo per le indagini Anti Dumping. Si apre ora la fase del trilogo con il Parlamento Europeo che sfocerà, infine, nell’adozione del provvedimento. 

Si tratta di uno dei dossier più critici e delicati affrontati recentemente a Bruxelles che ha degli evidenti effetti sull’industria italiana ed europea. Per questa ragione l’Italia per prima, ed a lungo conducendo una battaglia di avanguardia, si è impegnata per fare in modo che i rilevanti interessi in gioco fossero adeguatamente tutelati. 
L’impegno del Governo ha dato dei risultati importanti perché nel corso dei mesi si è passati, a Bruxelles, dall’idea di riconoscere “di fatto” lo status di economia di mercato alla Cina ad una soluzione di compromesso che presenta maggiori margini di solidità. In particolare, grazie all’azione svolta dall’Italia, la proposta è stata rafforzata in uno dei punti più contesi e qualificanti, ovvero i criteri che definiscono le distorsioni significative su cui poggia il nuovo sistema di calcolo delle distorsioni del mercato.
 “La flessibilità ottenuta dalla Presidenza maltese e dalla Commissione ha consentito di integrare nel testo l’importante linea rossa italiana del riferimento ai 5 criteri per la concessione del MES e di rafforzare  la struttura di base del nuovo sistema avvicinandolo più significativamente al modello dei maggiori partner internazionali” ha commentato il Ministro Carlo Calenda “Su queste basi - ha continuato il Ministro -  si è ritenuto di accettare una soluzione che viene incontro in modo significativo alla proposta italiana ma che presenta ancora margini di miglioramento, nell’auspicio che il compromesso odierno possa essere ulteriormente rafforzato nell’ambito del negoziato con il Parlamento Europeo”.
L’obiettivo finale è che lo strumento Anti Dumping, così come verrà ridisegnato, possa migliorare o, almeno, mantenere inalterata la propria efficacia nella lotta alle pratiche sleali. 
Non si tratta di protezionismo, ma di garantire che il commercio internazionale si sviluppi secondo regole eque e condivise: condizione essenziale affinché il commercio stesso sia motore di crescita ed occupazione.

 


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