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Le prospettive di ripresa globale si stanno consolidando, anche grazie alla spinta delle politiche espansive nelle principali aree; il commercio internazionale ha accelerato, beneficiando del rafforzamento degli investimenti in molte economie. Restano però elevati i rischi derivanti dalla perdurante incertezza sul

futuro orientamento delle politiche economiche: non sono ancora delineate le caratteristiche del pacchetto di stimolo fiscale negli Stati Uniti e non si può escludere che le iniziative di protezione commerciale abbiano effetti negativi sugli scambi internazionali.

Sono aumentati sia l’ottimismo sui mercati azionari, sia l’incertezza sulle politiche economiche.  Le condizioni dei mercati finanziari segnalano ottimismo sul rafforzamento della crescita internazionale; gli indici azionari sono aumentati in tutte le principali economie avanzate, anche nel comparto bancario. Sono ripresi gli afflussi netti di capitale verso i paesi emergenti, dove sono generalmente migliorate le condizioni finanziarie. Tuttavia gli indici che misurano l’incertezza sulle politiche economiche si collocano su livelli eccezionalmente elevati; potrebbero conseguirne ripercussioni negative sulle valutazioni degli investitori e sulla volatilità dei mercati azionari, con rischi per le prospettive dell’economia.

Nell’area dell’euro sono saliti i rendimenti a lungo termine.  I tassi di interesse a lungo termine sono aumentati nell’area dell’euro, sospinti da aspettative di rafforzamento delle condizioni cicliche, ma anche da un incremento dei premi per il rischio sovrano, che hanno risentito dell’acuirsi dell’incertezza.

Resta necessario un grado molto elevato di accomodamento monetario.  Nell’area dell’euro la crescita si è consolidata. L’inflazione è risalita, portandosi all’1,7 per cento nella media dei primi tre mesi dell’anno. L’aumento è tuttavia attribuibile alle componenti più volatili (beni energetici e alimentari); non si è tradotto finora in un innalzamento delle previsioni di inflazione oltre l’anno in corso, a seguito delle ancora deboli prospettive sull’andamento dei salari in molti paesi. Il Consiglio direttivo della BCE ha confermato che un grado molto elevato di espansione monetaria resta necessario per il consolidamento del rialzo dell’inflazione nel medio termine e che i tassi ufficiali si manterranno a livelli uguali o inferiori a quelli attuali per un periodo prolungato, comunque ben oltre la conclusione degli acquisti netti di attività.

In Italia la crescita prosegue a ritmi moderati.  Gli indicatori disponibili segnalano che nei primi tre mesi dell’anno l’economia italiana avrebbe continuato a espandersi in una misura valutabile attorno allo 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente, pur con alcuni rischi al ribasso. La crescita dell’attività nel settore dei servizi avrebbe più che compensato l’indebolimento della manifattura, segnalato dai dati di produzione industriale del bimestre gennaio-febbraio e dalle informazioni più recenti provenienti dal trasporto merci e dai consumi elettrici. Nella rilevazione condotta in marzo dalla Banca d’Italia sono migliorati i giudizi espressi dalle imprese circa la situazione economica corrente. Le intenzioni di investimento sono nel complesso favorevoli: la quota di aziende che indica una crescita della spesa per investimenti nel 2017 è superiore di 14 punti percentuali a quella che ne prevede una diminuzione.

Le esportazioni sono cresciute, alimentando il surplus corrente.  Gli scambi con l’estero dell’Italia hanno tratto beneficio dal miglioramento della congiuntura globale ed europea. Le esportazioni sono cresciute, trainate soprattutto dall’espansione dei mercati della UE; secondo i sondaggi le prospettive relative agli ordini esteri sono favorevoli. Il surplus del conto corrente della bilancia dei pagamenti ha raggiunto nel 2016 il 2,6 per cento del PIL e sta contribuendo in misura rilevante al riassorbimento della posizione debitoria netta del Paese con l’estero, scesa al 14,9 per cento del prodotto (dal 25,3 della fine del 2013).

L’occupazione aumenta.  Nel quarto trimestre del 2016 sono aumentati sia gli occupati totali, che avevano subito una battuta d’arresto nei tre mesi precedenti, sia le ore lavorate. Complessivamente il numero di occupati è cresciuto del 2,7 per cento nell’ultimo triennio, rimanendo tuttavia ancora inferiore dell’1,3 per cento rispetto all’avvio della crisi globale. Nello stesso periodo le ore lavorate sono salite del 3,4 per cento; erano scese marcatamente durante la recessione a causa del forte utilizzo della Cassa integrazione guadagni, del minor ricorso agli straordinari e della ricomposizione dell’occupazione verso impieghi a orario ridotto; rimangono ancora inferiori di circa il 5 per cento rispetto alla fine del 2008. Le indicazioni congiunturali più aggiornate sono coerenti con una prosecuzione della ripresa dell’occupazione nella prima parte del 2017. Nella media del primo bimestre dell’anno il tasso di disoccupazione è sceso all’11,7 per cento.

La crescita del costo del lavoro è bassa.  Negli ultimi mesi del 2016 il costo del lavoro è aumentato in misura modesta per il complesso dell’economia; nell’industria in senso stretto è diminuito per il quarto trimestre consecutivo. Gli accordi stipulati in occasione dei più recenti rinnovi contrattuali, che incorporano in misura ridotta aggiustamenti per l’inflazione attesa e includono meccanismi di indicizzazione a quella realizzata, prefigurano in prospettiva dinamiche salariali ancora contenute.

La risalita dell’inflazione non si è finora estesa alle componenti di fondo.  Come nell’area dell’euro, anche in Italia i prezzi al consumo hanno accelerato. Nel primo trimestre l’inflazione si è portata in media all’1,3 per cento, toccando i livelli più elevati degli ultimi quattro anni. Tuttavia la dinamica dei prezzi misurata al netto delle componenti più volatili rimane modesta (intorno allo 0,5 per cento); essa riflette margini ancora ampi di forza lavoro e capacità produttiva inutilizzati, oltre che una perdurante moderazione salariale. Secondo i sondaggi le aspettative di inflazione delle famiglie e delle imprese sono state riviste al rialzo, ma restano nel complesso contenute.

Si consolida l’espansione del credito.  La crescita del credito al settore privato è proseguita nei primi mesi dell’anno, rafforzandosi per le famiglie; rimane tuttavia ampiamente eterogenea tra i comparti di attività e le classi di imprese. I prestiti sono decisamente in aumento nei servizi, hanno una dinamica ancora lievemente negativa nella manifattura, continuano a contrarsi nelle costruzioni. Secondo le informazioni desumibili dai sondaggi le condizioni di offerta restano accomodanti. Prosegue il graduale miglioramento della qualità del credito, riflettendo il rafforzamento della congiuntura economica. I corsi delle azioni delle banche italiane hanno recuperato, beneficiando anche dell’esito molto positivo di operazioni di ricapitalizzazione.

 

Il Governo ha presentato il Documento di economia e finanza 2017.  Nel 2016 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al prodotto è diminuito dal 2,7 per cento dell’anno precedente al 2,4; il rapporto tra debito e PIL è aumentato di circa mezzo punto percentuale, al 132,6 per cento. Con il Documento di economia e finanza 2017, approvato l’11 aprile, il Governo ha rivisto l’obiettivo per l’indebitamento netto dell’anno in corso dal 2,3 al 2,1 per cento del prodotto; tale risultato verrebbe conseguito grazie alle misure correttive aggiuntive definite alla luce dell’interazione con le autorità europee. Nel 2017 il rapporto tra debito e PIL rimarrebbe sostanzialmente stabile al livello dello scorso anno. Nelle prossime settimane la Commissione europea valuterà la posizione di bilancio dell’Italia.

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