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Prosegue l’espansione dell’economia e del commercio mondiali. I ritmi rimangono i più alti dall’inizio della crisi, grazie al contributo congiunto di economie avanzate ed emergenti. Particolarmente elevata è la dinamica dell’Area euro. L’andamento degli ordinativi, soprattutto nel settore manifatturiero, preannuncia a

livello globale una buona crescita dell’attività produttiva nel corso dell’estate. Tuttavia, non mancano rischi e incognite che generano dubbi sulla solidità e durata delle attuali tendenze. Anzitutto, permane alta l’incertezza politica che si traduce in scarsa visibilità sull’orizzonte delle decisioni di politica economica che verranno assunte dai governi. A cominciare dagli Usa, su molteplici fronti: dal commercio estero (nonostante l’atteggiamento sia diventato più pragmatico) alle misure di bilancio (con la maggioranza repubblicana divisa). Per proseguire con la Cina, dove si prospetta una maggiore severità nei comportamenti finanziari e si rinfocolano così i timori di atterraggio duro su un sentiero di sviluppo più basso. Per finire con l’Europa, nella quale da un lato c’è l’esito della Brexit (il negoziato appena partito ha ribadito le grandi difficoltà da superare) e dall’altro c’è la necessità del rilancio della governance dell’Eurozona, posto che a conclusione del ciclo elettorale le politiche di bilancio torneranno a orientarsi verso la riduzione dei disavanzi in molti paesi. In secondo luogo, spicca la nuova fase verso cui stanno andando le politiche monetarie: le banche centrali si muovono in direzione di una riduzione dell’iperespansionismo, coscienti di avanzare in terre inesplorate e ben de-terminate a evitare turbolenze destabilizzanti. La forte reattività dei tassi a lungo termine e dei cambi é il termometro di tutto ciò. Il trend per i primi rimane di innalzamento mentre nei secondi il dollaro va verso una minor forza. L’Italia rimane ben ancorata alla ripresa mondiale, seppure in posizione di inseguitrice. Per l’avvicinamento al gruppo di te-sta rimane cruciale il passaggio di una manovra d’autunno che punti sul rafforzamento degli investimenti e sul lavo-ro giovanile. Bassa occupazione ed emigrazione dei giovani stanno riducendo molto il potenziale di crescita.

 

Approfondimento.  In Italia la produzione industriale è cresciuta dello 0,4% in giugno (stime CSC, dopo +0,7% in maggio) e dello 0,6% nel 2° trimestre (da -0,3%); il trascinamento al terzo è positivo (+0,6%); giudizi e attese anticipano ulteriori progressi nei mesi estivi. L’attività nelle costruzioni è in altalenante recupero: +0,4% in maggio sul 2° semestre 2016. Nei servizi fiducia e PMI segnalano accelerazione. Il PIL è stimato salire di almeno lo 0,3% nel 2° trimestre (+0,4% nel 1°) e ci sono le condizioni per un aumento più alto nei mesi estivi.

In giugno il PMI Markit composito segnala espansione dell’attività a un ritmo più lento rispetto a maggio (-0,6 punti, a 54,6); tuttavia, l’indice nel 2° trimestre è ai massimi dal 2007 (55,5 da 54,0 nel 1°). Nel manifatturiero crescita robusta (+0,1 punti a 55,2) grazie alle componenti produzione (57,2), ordini (56,0) ed export (57,0). Nei servizi, attività (53,6) e ordini (55,6) sono saliti meno dell’atteso ma nella media del 2° trimestre più che nel 1°. L’anticipatore OCSE segnala rallentamento del PIL a fine 2017.

Continua la forte espansione nell’Area euro. Nei mesi primaverili gli indici di attività si sono ulteriormente rafforzati (PMI composito da 55,6 del 1° trimestre a 56,6) fino a rag-giungere il valore più alto dall’inizio del 2011. L’aumento de-gli ordini getta le basi per la prosecuzione del trend. Anche la fiducia di imprese e famiglie è migliorata: l’indice è salito a 110,0, da 108,0 nel 1° trimestre, top da fine 2007. I dati qua-itativi confermano l’accelerazione del PIL prevista dal CSC nel 2° trimestre dello 0,75% congiunturale.

A maggio la produzione industriale ha registrato un balzo: +1,3% su aprile, +4,0% da maggio 2016. L’aumento ha interessato diffusamente tutti i principali paesi membri e tutti i comparti industriali: in Germania +1,4% a maggio (+4,8% annuo), +2,4% in Francia (+3,4%) e +1,6% in Spagna (+3,4%). È stato trainato dai beni strumentali (+2,3%), seguiti dai beni di consumo (+1,8% i durevoli e +1,2% in non dure-voli), segno di una brillante domanda finale.

Indicazioni positive per l’andamento degli investimenti nel 2° trimestre, dopo il calo nel 1°. In giugno il saldo dei giudizi sulle condizioni per investire è salito a 8,5 (da 0,9 in marzo); aumentano anche le attese a tre mesi sulle condizioni in cui operano le imprese (saldo a 11,1 da 5,3); inoltre, è aumentata la quota di imprese che segnalano un incremento della spesa per investimenti nel 2017 (saldo a 21,0 da 14,4; dati Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore). Nei beni strumentali sono migliorati nel 2° trimestre giudizi sugli ordini interni (saldo a -14,0 da -16,8 nel 1°) e aspettative delle imprese; e la produzione in aprile-maggio è cresciuta del 2,4% sul 1° trimestre (quando era scesa dell’1,3%, ISTAT).

Avanti più adagio i consumi. L’ICC in volume è salito a giugno (+0,1%, +0,5% a maggio; ma -0,4% nel 2°) e le immatricolazioni auto dell’1,9% (dopo +3,8%; -1,2% nel 2°); la produzione di beni di consumo è cresciuta: +5,4% in aprile-maggio sul 1°. Buone le prospettive: salita all’8,5% nel 1° trimestre, la propensione al risparmio è attesa dalle famiglie cala-re, lasciando maggior spazio per la spesa.

Prosegue nel 2017 il recupero dell’occupazione in Italia: dopo il +0,2% del 1° trimestre, nel bimestre aprile-maggio gli occupati sono aumentati di 60mila (+0,3%). Crescono i lavo-ratori dipendenti: +129mila unità rispetto al 1° (+0,7%), di cui +45mila a tempo indeterminato e +84mila a termine. Gli indipendenti registrano un -1,3%. Tasso di disoccupazione in lento calo: 11,3% in maggio, dall’11,8% di gennaio.

Le aspettative delle imprese nel trimestre in corso confermano l’aumento della domanda di lavoro. Le attese sull’occupazione balzano in avanti rispetto al trimestre pre-cedente: saldo delle risposte a +10,3 in giugno da +4,5 in marzo (Indagine Banca d’Italia-Il Sole-24 Ore). Ciò conferma la previsione CSC sull’occupazione (+0,8% nel 2017) che, assieme al monte salari reale (+0,5%) sostiene i bilanci delle famiglie.

Disoccupazione in discesa nell’Eurozona: 9,3% a maggio, dal 10,2% di un anno prima. Ancora alta in Spagna (17,7%), ma in costante calo da metà 2013; pressoché stabile da gennaio in Francia (9,6%) e ai minimi in Germania (3,9%).

L’export italiano è ripartito in maggio: +1,3% a prezzi co-stanti su aprile (dopo -1,9%; stime CSC). La variazione acquisita nel secondo trimestre sul primo è di +0,8%, che viene da un +2,4% delle vendite intra-Area euro e da un -0,5% di quelle extra-Area. In netta crescita anche le vendite estere di Germania (+2,3% sul primo trimestre) e Francia (+4,3%).

Le indagini qualitative puntano a un rafforzamento nei mesi estivi: in giugno sono saliti il saldo dei giudizi delle imprese manifatturiere italiane sugli ordini esteri (+5,3 punti su maggio, ai massimi da metà 2007; ISTAT) e la relativa componente PMI (a 57,0, top da due anni; Markit); le imprese industriali prevedono un’accelerazione della domanda estera nel terzo trimestre (indagine Banca d’Italia-Il Sole-24 Ore).

Il commercio mondiale, dopo la battuta d’arresto in aprile, è stato sostenuto dall’espansione degli scambi esteri in Europa e Stati Uniti (dati fino a maggio) e Cina (giugno). Robuste le prospettive secondo il PMI globale ordini esteri (a 52,6 in giugno). Il minor prezzo oil, tuttavia, potrebbe frenare l’import di alcuni emergenti nella seconda metà dell’anno.

I tassi a lunga sono risaliti in USA (2,26% a luglio il Treasury a 10 anni, da 2,14% a giugno) e in Europa (BTP al 2,19%, da 1,90%; Bund a 0,54%, da 0,25%), sulla scia di crescita più robusta e soprattutto attese circa le politiche monetarie.

Si delinea la convergenza di molte banche centrali a diminuire lo stimolo. La FED è più avanti e alzerà ancora i tassi a dicembre (a 1,25-1,50%). La BCE terrà fermi i tassi ma in autunno annuncerà la riduzione del QE. Misurata sui tassi a 3 mesi deflazionati con l’inflazione core, l’impostazione USA (-0,4% a giugno, da -1,2% a fine 2016) è già meno espansiva di quella dell’Eurozona (-1,4%, da -1,2%). La Bank of Canada a luglio ha deciso il primo rialzo (0,75%, da 0,50%), la Bank of England (0,25%) potrebbe farlo presto, quella di Svezia il prossimo anno. La Bank of Japan resta invariabilmente iper-espansiva.

Prosegue l’indebolimento del dollaro sull’euro (cambio a 1,15), anche per l’incertezza politica USA e il rafforzamento dell’espansione UE. La sterlina torna ad apprezzarsi di poco sul dollaro (+1,0% mensile a luglio; -12,6% rispetto a prima del referendum), risente dell’incertezza sull’esito della Brexit.

I prezzi al consumo frenano in Italia: +1,2% annuo a giugno, da +1,4% a maggio (picco a +1,9% in aprile). Andamento simile nell’Eurozona: +1,3%, da +1,4% (e +1,9% in aprile). L’inflazione quindi è più lontana dall’obiettivo BCE (+2,0%). Ciò è avvenuto nonostante i prezzi core, al netto di energia e alimentari, abbiano accelerato (in Italia +1,0% annuo a giugno, da +0,8%), sostenuti dal recupero dell’economia. In particolare, i prezzi dei servizi sono saliti al +1,5% annuo (da +1,4%), quelli dei beni industriali si riducono meno (-0,1%, da -0,2%).

A frenare la dinamica dei prezzi è stata la componente alimentare (+0,9% annuo a giugno, da +1,8%), sulla scia di materie prime food in flessione (-9,8% annuo a giugno; indice Economist in dollari). Anche i prezzi energetici rallentano (+4,5% annuo, da +6,5%), a seguito dell’indebolimento del petrolio (-4,5% annuo a giugno il Brent in euro, da +10,0%), dovuto a un’offerta ancora abbondante (9,4 mbg negli USA), nonostante gli sforzi OPEC; il greggio ha recuperato poco a luglio (48,4 dollari, da 47,7 a giugno). Un minor costo del petrolio favorisce le ragioni di scambio di Italia e Eurozona e aiuta la crescita.

Il costo del denaro in Italia e altri paesi risentirà nei prossimi mesi dell’aumento dei rendimenti sovrani avviato a giugno, se proseguirà. A maggio il tasso sui prestiti alle imprese era ai minimi (1,6%, da 1,5% in aprile), favorendo la domanda, cresciuta nel 2° trimestre, soprattutto per gli investimenti produttivi.

Il 25 giugno è stato sciolto il nodo della lunga crisi delle due banche venete, con un intervento pubblico (4,8 miliardi per cassa e garanzie su 11,4); ciò ha chiuso una grande fonte di incertezza. Le quotazioni degli altri istituti sono risalite (+8,1% dal 23 giugno, +9,1% in Germania).

I dati relativi a maggio hanno mostrato un credito per le imprese ancora fermo, dopo il -0,3% di aprile (dati destagionalizzati CSC). In termini annui lo stock di prestiti bancari registra un -2,1%, che diventa +0,3% contando quelli cartolarizzati e usciti dai bilanci. Le sofferenze sono diminuite poco, a 144 miliardi (19,1% dei prestiti alle imprese), da 145 in aprile; al netto delle rettifiche (e includendo famiglie e altri settori) sono ferme da inizio anno a 77 miliardi. Ciò continua a essere uno dei motivi dell’offerta di credito molto selettiva da parte di varie banche.

Cresce l’occupazione in giugno (+222mila) e sono rivisti al rialzo i dati di aprile e maggio (+47mila occupati). Il tasso di disoccupazione ritorna a 4,4%, da 4,3% in maggio, a causa dell’aumento del tasso di partecipazione (62,8% in giugno da 62,7% in maggio). Rallenta la crescita dei salari (+2,5% nel secondo trimestre, da +2,7% nel primo).

In giugno l’ISM manifatturiero guadagna quattro punti su maggio per i nuovi ordini (63,5 da 59,5), in particolare di quelli esteri (59,5 da 57,5). Anche l’ISM non manifatturiero indica espansione in giugno dei nuovi ordini (60,5 da 57,7). La dinamica delle commesse prospetta l’incremento di attivi-tà in estate.

Rivista al rialzo la stima del PIL del 1° trimestre per la terza volta consecutiva: +1,4% annualizzato da +1,2% stimato in precedenza, grazie a una crescita più sostenuta dei consumi privati (+1,1% da +0,6%). Si consolidano le prospettive per il 2° trimestre, portando le previsioni del CSC al +3,4% annualizzato, nonostante la recente debolezza delle vendite al dettaglio.

Nel Regno Unito la produzione industriale ristagna (-0,1% in maggio da +0,2% ) e si abbassano le vendite al dettaglio (-1,1% in maggio da +2,5%). Calano il PMI manifatturiero (54,3 in giugno da 56,3) e la fiducia dei consumatori (indice a -7,4 in giugno da -6,1); crollano le immatricolazioni di auto nel 2° trimestre (-10,3% rispetto al 1°).

In Giappone si rafforza nel 2° trimestre l’attività produttiva. Il livello del PMI composito (Nikkei-IHS) conferma a giugno la solidità della fase di espansione (52,9), malgrado il lieve calo rispetto a maggio (53,4). L’attività accelera nei servizi (53,3 da 53,0 in maggio), picco da 22 mesi; resta elevata, per il decimo mese consecutivo, nella manifattura (52,4), grazie alla domanda estera alimentata dal Sud-Est asiatico. La creazione di posti di lavoro sta aumentando a ritmi sostenuti nei servizi e nella manifattura. Si accentua lo squilibrio tra offerta e domanda di lavoro: il rapporto job offers-to-applicants è 1,49 in maggio al di sopra del valore record del 1990 di 1,46 e con riferimento alle nuove offerte di lavoro l’indice è balzato a 2,31, il più alto dal novembre 1973.

Tendono a consolidarsi le prospettive in Brasile e Russia: l’indicatore anticipatore OCSE è in crescita rispettivamente da 17 e 15 mesi; favorevoli soprattutto le esportazioni (in maggio +11,9% e +7,9% annuo, rispettivamente).

Resta, però alta l’incertezza e ne risentono i PMI manifatturieri di giugno rispettivamente a 50,5 (da 52,0) e 50,3 (da 52,4). In Russia pesa il ribasso del petrolio, che fa svalutare il rublo sul dollaro (-2,9% mensile a luglio) e accelerare l’inflazione (+4,4% in giugno da +4,1%); il quadro geopolitico resta instabile e a giugno l’UE ha prolungato le sanzioni di sei mesi e gli USA hanno allungato la lista nera delle imprese russe che ne sono colpite. In Brasile preoccupa la sorte politica del Presidente Temer, indebolito da vicende giudiziarie che ne potrebbero causare la rimozione dall’incarico.

 

La Cina cresce più delle attese: la produzione industriale segna +6,5% annuo in maggio e aprile, sostenuta dall’export (+8% annuo in aprile da +16,4%). In India accelera la produzione industriale (+0,7 annuo in maggio da +0,3%).

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